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L'Isis batte moneta, un video per lanciare il "dinaro" del Califfato: propaganda su web

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Il potere dell’Isis continua ad estendersi, dalla Siria all’Iraq con serie possibilità di radicamento nel cuore del Medio Oriente e in alcune zone dell’Africa soggette ad instabilità politica e pulsioni fondamentaliste, tra le quali Libia e Nigeria: la notizia della moneta autonoma coniata dai jihadisti non fa che confermare il salto di qualità del terrorismo internazionale.

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Una forza, quella acquisita nel tempo dagli uomini di Abu-Bakr al-Baghdadi, in primo luogo economica, avendo l’esercito del Califfato messo radici nel traffico di armi e petrolio, con tanti finanziatori più o meno occulti in giro per il mondo.

L’invidiabile organizzazione militare dello Stato Islamico fa il resto e permette ai miliziani fondamentalisti di controllare una superficie sempre più vasta delle regioni (in gran parte d’interesse strategico) ormai sfuggite totalmente al controllo dei traballanti governi di Damasco e Baghdad.

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Con l’avvento del dinaro d’oro, rame e argento battuto dall’Isis come alternativa al dollaro e alle altre monete in circolazione negli stati arabi, i seguaci del Califfo al Baghdadi contano di assestare un colpo mortale al sistema finanziario mondiale incrinando il dominio statunitense, grazie anche all’annunciata svolta nel commercio del petrolio, d’ora in poi ceduto solo in cambio di oro.

Molto efficace, come sempre, la propaganda ufficiale via web del network dello Stato Islamico, anche in questo caso sintetizzata in un lungo video formato documentario, dai toni celebrativi, con al centro dell’attenzione l’ennesima “storica” conquista della jihad organizzata con base in Siria e Iraq.

Le immagini della moneta “nazionale” dell’Isis (illustrata nel dettaglio dalla voce narrante) hanno già fatto il giro della rete raggiungendo ogni angolo del mondo, contribuendo ancora una volta a diffondere i messaggi dei terroristi in tutti i Paesi interessati dalla presenza di potenziali “soldati” del Califfo.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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