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Lodo Mondadori, Berlusconi risarcirà De Benedetti per 541,2 milioni: "Fininvest responsabile della corruzione"

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Nel giorno in cui doveva essere diffuso l'annunciato videomessaggio di Silvio Berlusconi con il rilancio del progetto di Forza Italia, a poco più di 24 ore dalla riunione della Giunta per le Elezioni del Senato che voterà sulla sua decadenza, per il Cavaliere si è chiuso l'ennesimo capitolo ancora aperto sul fronte giudiziario, quello del Lodo Mondadori. E anche stavolta la vicenda si è conclusa con una sconfitta: la Cassazione ha respinto il ricorso della Fininvest contro la Cir dei De Benedetti sul risarcimento dovuto per la corruzione giudiziaria nella causa sul Lodo Mondadori. La cifra dell'indennizzo, stabilita in appello a 564,2 milioni di euro, è stata ritoccata al ribasso ed ammonta a 541,2 milioni.

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Si chiude così la "guerra di Segrate" che negli anni '90 vide contrapposte in tribunale la Cir di De Benedetti e la Fininvest intorno alla proprietà della casa editrice milanese, acquisita dalla famiglia Berlusconi grazie alla corruzione del giudice Metta ad opera dell'avvocato e deputato di Forza Italia Cesare Previti. Nelle motivazioni sul Lodo depositate dalla Terza sezione civile della Cassazione relativamente all’udienza dello scorso 27 giugno, la Corte ha confermato la condanna al maxi-risarcimento per la famiglia Berlusconi, ribadendo quanto emerso dalla sentenza di secondo grado, che addebita a Fininvest i danni economici per mancata possibilità subiti dalla Cir in seguito all'acquisizione della Mondadori. Un'acquisizione che senza le tangenti di Previti per conto di Berlusconi non sarebbe avvenuta.

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Il verdetto di ben 185 pagine spiega che "la responsabilità del fatto corruttivo imputabile anche al dott. Berlusconi (...) risulta correttamente motivata" dalla sentenza d'appello (in sede penale il Cavaliere è stato prosciolto perchèè intervenuta la prescrizione) e che "l’avvocato Previti doveva ritenersi organicamente inserito nella struttura aziendale della Fininvest e non occasionalmente investito di incarichi legali conseguenti alle incombenze demandategli". La Suprema Corte ha accolto solo, e parzialmente, uno dei motivi della difesa Fininvest, quello inerente il reclamo per l’eccessiva valutazione delle azioni del gruppo L’Espresso. Dunque il risarcimento del Lodo Mondadori resta confermato, con un ritocco al ribasso di circa 23 milioni di euro sulla cifra liquidata dai giudici pari a 564,2 milioni di euro, come peraltro richiesto dal pg di Cassazione nell'udienza dello scorso giugno.

La reazione alla sentenza della numero uno di Mondadori e quella del patron della Cir segnano la fine di uno scontro storico durato oltre vent'anni: "Questa sentenza non è giustizia – ha dichiarato la presidente di Fininvest e Mondadori Marina Berlusconi commentando la condanna a pagare mezzo miliardo di euro al rivale storico del Cavaliere – è un altro schiaffo alla giustizia. Rappresenta la conferma di un accanimento sempre più evidente. E la sua gravità lascia sgomenti (...) la magistratura ci impone definitivamente di finanziare proprio il gruppo De Benedetti, per un importo spropositato, infinitamente superiore al valore della partecipazione Fininvest nella Mondadori. Tutto ciò è compatibile con la democrazia? Davvero si può far finta di niente di fronte ad una simile anomalia?". Di segno naturalmente opposto le dichiarazioni di De Benedetti, che aveva definito il Lodo Mondadori "la corruzione del millennio": "Prendo atto con soddisfazione che dopo più di vent’anni viene definitivamente acclarata la gravità dello scippo che la Cir subì a seguito della accertata corruzione di un giudice da parte della Fininvest di Berlusconi, il quale, a quel tempo, era ancora ben lontano dall’impegnarsi in politica".

Praticamente tutto lo stato maggiore del Pdl, in poco meno di due ore, si è mobilitato a difesa del leadr Pdl: da Gelmini a Bondi, da Capezzone a Brunetta, da Ravetto a Schifani, tutti hanno reagito lanciando accuse di "giustizia ad orologeria" e parlando di "licenza di uccidere", "esproprio proletario", "guerra delle toghe", ennesima prova di "attacco concentrico" ed "accanimento giudiziario" nei confronti di Silvio Berlusconi.

Intanto il leader Pdl resta asserragliato ad Arcore, dopo aver rimandato a data da destinarsi il videomessaggio in cui avrebbe dovuto annunciare il ritorno di Forza Italia e ribadire l'appoggio del suo partito alla maggioranza di governo, non senza dire la sua contro la magistratura. Secondo retroscena dell'ultima ora, la versione definitiva del video non sarebbe ancora stata registrata e il suo contenuto potrebbe essere condizionato dagli ultimi sviluppi sul Lodo Mondadori. Il tutto a poche ore dal voto della Giunta per le Elezioni sulla relazione Augello, che dovrebbe accelerare il percorso della decadenza di Berlusconi verso il voto dell'Aula del Senato.

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