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Lombardo si dimette, in Sicilia elezioni a ottobre

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Niente spending review promessa a Monti per evitare il default e nomina di un assessore, di un manager e di alcuni nuovi dirigenti. Raffaele Lombardo ha mantenuto la parola data e ieri si è dimesso dalla carica di governatore della Sicilia, ma l'ha fatto a modo suo, denunciando anche la "grave aggressione dell'autonomia siciliana" e rilanciando l'ipotesi di separatismo: "Se continuano a dirci che siamo brutti, sporchi e cattivi, che abbiamo i conti in disordine, che spendiamo male, che siamo un peso, che ci stiamo a fare insieme in Italia? Tanto vale che ci si separi consensualmente".

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Presentatosi all'Ars alle 16.30, in un serrato discorso di 20 minuti Lombardo ha detto di dimettersi perché "occorre che il governatore sia libero da ogni vincolo", mentre "dal 29 marzo 2010, inizio della mia vicenda giudiziaria, io non lo sono", aggiungendo però che nel suo passo indietro "c'è anche una ragione politica: l’anticipazione delle elezioni potrà consentire un voto libero dai tavoli dei partiti nazionali".

E a proposito della vicenda giudiziaria che lo vede coinvolto con l'accusa di voto di scambio e concorso esterno in associazione mafiosa, l'ormai ex presidente della regione Siciliana ha ribadito che "per ben tre volte la pubblica accusa ha chiesto l'archiviazione. Non solo non è stato disposto, ma non è stato nemmeno chiesto un rinvio a giudizio", parlando di "un'orchestrata fuga di notizie" e una "aggressione mediatica criminale" e dichiarando di volersi difendere "nonostante una sentenza che mi pare già emessa. Io so solo che in questi quattro anni di governo sono stati intaccati gli interessi della mafia".

Lombardo si è quindi congedato dai giornalisti annunciando l'ingresso in giunta, con la delega agli Enti locali, del dirigente regionale iscritto all'Mpa Nicola Vernuccio, la nomina di Mario Zappia (altro suo fedelissimo) alla guida dell’Asp di Siracusa e quella di Gianni Silvia e Angelo Pizzuto a capo e vicecapo di gabinetto, quindi ha detto che resterà in carica per l'ordinario - delegando però tutto, di fatto, al vicepresidente Massimo Russo - fino alle nuove elezioni, previste per la fine di ottobre, molto probabilmente il 28 e 29.

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Nel mentre, oltre a individuare il proprio candidato alla poltrona di governatore, le sezioni locali dei partiti dovranno fare i conti con 5.4 miliardi di debiti e con la mancata approvazione del maxiemendamento sulla spending review (che prevedeva tagli da 50 milioni nel 2012 e 300 milioni a partire dal 2013), che mettono la Regione a forte rischio default, nonostante le rassicurazioni dello stesso Lombardo: "Risolveremo la crisi di liquidità. Oggi abbiamo ricevuto la risposta sui fondi Par- Fas. Nessun rischio per le casse siciliane", che promette: "Chiuderemo questa partita". Anche se con che esito non è certo.

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