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Luca Barbareschi 'comprato' da Silvio Berlusconi: "Falsità, ho dovuto cercare lavoro in Cina"

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Dopo la ricostruzione della compravendita dei senatori da parte di Silvio Berlusconi nel febbraio del 2011 effettuata da Il Fatto Quotidiano, Fabrizio Roncone de Il Corriere della Sera ha contattato Luca Barbareschi per avere la sua versione. Una lunga chiacchierata telefonica - con l'attore che più di una volta ribadisce: "Non le sto rilasciando un'intervista, sia chiaro" e minaccia: "Io le dò fiducia, però lei non deve tradirmi. Se no poi finisce che quando la incontro, le faccio fare la fine di quei cretini de Le Iene" - durante la quale l'ex parlamentare di Futuro e Libertà e poi del Gruppo Misto smentisce la testimonianza di Sergio De Gregorio e nega di essere mai stato 'comprato' dal Cavaliere.

Barbareschi picchia Iena, poi replica: "Io irretito"

Sul primo il giudizio è tranchant. Barbareschi lo definisce infatti "un ciccione così volgare" che "avrebbe potuto fare la comparsa in un film di quel grandissimo che fu Mario Merola e invece fa il senatore della Repubblica" e mette in discussione anche la professionalità dei magistrati: "Mi chiedo: gli interrogatori della procura di Napoli sono una cosa seria o chiacchierate tipo quelle che fanno a La Zanzara?", riferendosi alla testimonianza di De Gregorio come a "cose che avrebbe sentito dire da Verdini".

Luca Barbareschi lascia Fli e ottiene una fiction

Nulla di prima mano, dunque, ma voci. Voci che l'attore smentisce con veemenza: "Lasciai il partito (Fli, ndr) perché Fini è un cialtrone, un magliaro, punto e basta!", negando di essere stato 'convinto' con soldi e promesse da emissari di Berlusconi: "Ma quale compravendita! Io me ne andai perché non ne potevo più di stare in un partito con persone così. E me ne andai nel gruppo Misto, non del Pdl!". Non è vera dunque la storia riportata da Il Fatto delle sette fiction per la Rai realizzate dalla sua casa di produzione, la Casanova, dal 2012 a oggi e neppure quella dei 15 milioni di euro ricevuti per produrre produrre Nero Wolfe e un film sulle Olimpiadi. "Sa quando prendemmo i diritti? Nel 2009, accidenti! Ruby andava all'asilo! Ha idea poi di quanto tempo occorra per realizzarla, una fiction? Bisogna scrivere la sceneggiatura, poi fare il casting, poi girare... passano anni, capito? E invece niente, niente...", sbotta Barbareschi, che a Roncone poi dice anche che "con la Casanova in Rai non lavoriamo da mesi", invitando il giornalista a fare "una bella inchiestina su tutte le porcate di cui godono in quell'azienda certi signori".

Quando però quest'ultimo gli chiede di non divagare, l'attore prima ironizza: "Okay, certo, restiamo al mostro Barbareschi" e poi letteralmente esplode: "Sa qual è la verità? La vuole scrivere? La verità è che sono dovuto andarmene a trovare lavoro in Cina! Si rende conto? In Cina!", aggiungendo pure che da quando fa politica ci rimette solo: "Prima di mettermi a fare il deputato, la mia denuncia dei redditi oscillava tra il milione e il milione e mezzo di euro. Sa invece quanto ho denunciato quest'anno? Duecentomila euro...".

Un vero e proprio sfogo, che non avrebbe dovuto essere tale. E Barbareschi infatti alla fine se ne accorge e dopo i tentennamenti e le minacce seminate qua e là per tutta la chiacchierata con Roncone, quando questi non gli dà la sua parola che non diventerà un'intervista, conclude la telefonata dicendo: "Ho capito, ho capito... sa cosa significa, questo, vero? Significa che lei deve sperare di non incontrami mai di persona...". Insomma, Le Iene docet. O no?

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