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Lusi arresto, sì del Senato: "Dirò tutto"

  • luigilusi.it

"Non ho detto tutto, ci sono ancora approfondimenti da fare con i pubblici ministeri. Se lo vogliono". Parla così, Luigi Lusi, immediatamente dopo la votazione che gli assegna il (per lui) poco invidiabile primato di essere il primo senatore a cadere vittima del voto palese su una richiesta di arresto, aggiungendo: "sulla mia testa si è giocata una partita politica molto ampia".

Con 155 'sì', 13 'no' e un astenuto, il Senato ha infatti dato la propria autorizzazione alla carcerazione dell'ex tesoriere della Margherita, facendo registrare una prima assoluta nella propria storia, con i senatori chiamati a esprimersi nominalmente su una misura di custodia cautelare. Una votazione alla quale non ha partecipato il Pdl, che ha scelto di astenersi abbandonando l'Aula nella quasi totalità dei suoi rappresentanti, ma garantendo comunque il numero legale.

La scelta di non invalidare il voto è stata condivisa anche dal Carroccio e Lusi, al termine dello scrutinio, l'ha commentata così: "se la Lega non avesse partecipato non ci sarebbe stato il numero legale", benché durante il suo intervento in Aula, poco prima che i colleghi di emiciclo fossero chiamati a esprimere la propria opinione, avesse detto: "non intendo sottrarmi alle mie responsabilità e non intendo affatto sottrarmi al processo. Mi si vuole mandare in carcere perché, parlando con i media, inquinerei il percorso investigativo. Non c'è altra motivazione".

E a proposito della scelta di Rutelli di astenersi, l'ex tesoriere della Margherita ha detto: "ha avuto la decenza di non votare a favore del mio arresto", ribadendo una volta di più che "la gestione dei flussi finanziari è stata effettuata per comune assenso al fine di accantonarle per le attività politiche di diversi esponenti del partito" e ha concluso chiedendo espressamente: "non fatemi diventare un capro espiatorio". Una volta lasciata l'Aula, Lusi ha confermato di voler "combattere" e si è poi congedato dai giornalisti dicendo: "ora lasciatemi andare dove devo andare".

L'ex tesoriere ha atteso nella sua villa di Genzano l'ordine di esecuzione dell'arresto da parte della Guardia di Finanza e in serata è stato condotto a Rebibbia, dove già nella giornata di oggi potrebbe svolgersi l'interrogatorio di garanzia davanti al gup Simonetta D'Alessandro, che lo scorso 3 maggio ha firmato il provvedimento di custodia cautelare con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata all'appropriazione indebita.

E mentre si consuma quello che il senatore PD ha definito "un incubo", i suoi colleghi prendono posizioni diverse in merito al voto che ne ha decretato l'incarcerazione. Se per il Segretario del PD, Pier Luigi Bersani, "senatori e deputati sono uguali agli altri cittadini" e per Roberto Maroni "è andata come doveva andare. L'arresto è sempre una brutta cosa ma non c'erano alternative", per Felice Belisario dell'Idv "il Pdl ha fatto come Ponzio Pilato: se ne è lavato le mani con un comportamento molto grave. Gli italiani sapranno valutare". Una posizione condivisa anche da Enzo Carra (Udc), che su Twitter ha 'cinguettato': "il Senato ha votato contro il suo Schettino. Un uomo solo muoia perchè tutti gli altri vivano". Mentre Gasparri, a nome del Pdl, ha spiegato la decisione di abbandonare l'Aula dicendo che "l'atteggiamento di voto del Pdl è stato dettato anche dalla volontà di evitare che si cancellasse lo sfondo di corresponsabilità che c'è sulla vicenda".

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