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Mafia Capitale, arrestati "ambasciatori" di Buzzi e Carminati: gestivano alleanze coi boss di 'ndrangheta

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Nuovi arresti a Roma nell’ambito dell’operazione di polizia collegata all’inchiesta Mafia Capitale sui rapporti tra politica, imprenditoria e criminalità organizzata nel capoluogo laziale.

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Dopo le perquisizioni a tappeto e i numerosi provvedimenti di custodia cautelare scattati la settimana scorsa, in queste ore l’attenzione della Procura si è concentrata sui collegamenti delle cosche calabresi alle attività economiche nella città al centro dell’indagine, in particolare sugli appalti per la gestione dell’assistenza ai migranti.

Secondo quanto emerge da intercettazioni e documenti acquisiti dalla magistratura nei giorni scorsi, gli esponenti di vario livello della Cupola avevano “blindato” il sodalizio criminale con gli ambienti mafiosi saldando i propri interessi con quelli della 'ndrangheta, al fine di assicurarsi protezione a 360 gradi.

Le cooperative nell'orbita di Buzzi, interessate alla “torta” dell’amministrazione dei centri d’accoglienza per extracomunitari in tutta Italia, si servivano di intermediari per trattare con la malavita reggina, accreditandosi di volta in volta coi rappresentanti dei clan di 'ndrangheta dominanti in Calabria col preciso scopo di espandersi ben oltre i confini del Lazio.

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Due “ambasciatori” del sistema Buzzi-Carminati in terra calabrese, Salvatore Ruggiero e Rocco Rotolo, sono stati arrestati dai carabinieri del Ros per gli illeciti legati all’appalto sulla pulizia del mercato Esquilino, affare ottenuto ad avviso degli inquirenti come contropartita del radicamento nelle zone controllate dai boss Mancuso e Piromalli delle cooperative specializzate nel servizio di assistenza agli immigrati.

Proprio al fine di stringere il cerchio attorno agli affiliati alla Cupola ribattezzata dagli inquirenti Mafia Capitale, gli investigatori avevano perquisito l’abitazione di Giovanni Campennì, sospettato di aver curato gli interessi delle cosche calabresi a Roma, tramite diverse società e nel caso specifico esaminato dalla Procura una onlus denominata "Cooperativa Santo Stefano".

Impressionante il volume di affari mantenuto ed incrementato nel tempo dagli uomini di Buzzi e Carminati con le alleanze strette anche nel sud Italia: il vaso di Pandora aperto dai magistrati romani con l’inchiesta “Mafia Capitale” promette ancora scintille.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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