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Mafia Capitale, parla Buzzi e trema la giunta Marino: lo scandalo arriva al governo?

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Lo scandalo Mafia Capitale fa tremare la giunta comunale di Roma e rischia di arrivare anche al governo Renzi. Del resto sono state significative le affermazioni di Salvatore Buzzi, capo della cooperativa 29 giugno e braccio operativo del boss Massimo Carminati, proferite durante un interrogatorio. Di fronte ai magistrati il faccendiere ha detto: "Se parlo cade il governo". Di certo gli inquirenti stanno cercando di fare piena luce anche sugli appalti per i lavori di ristrutturazione della Sala Giulio Cesare, al Campidoglio, dove si svolgono le sedute del consiglio comunale della Capitale. L'imprenditore Fabrizio Amore, infatti, è stato arrestato per quei lavori. Il tutto mentre Marco Vincenzi, capogruppo Pd alla Regione Lazio, ha rassegnato le dimissioni.

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Intanto, in una lettera Buzzi si difende, puntando l'indice contro i pm: "Il vero scopo di questa inchiesta è costringermi a cedere raccontando la corruzione a Roma nell’ultimo decennio, ma non posso inventarmi le cose che non so". "Noi - prosegue l'ex capo della cooperativa sociale - non abbiamo mai finanziato illegalmente la politica, ma tutto legalmente: Rutelli, Veltroni, Alemanno, Marino, Zingaretti, Badaloni, Marrazzo, tutti praticamente, anche Renzi: tutti contributi dichiarati in bilancio". Una difesa che sicuramente non mancherà di alimentare ulteriori polemiche, anche all'interno della maggioranza.

Le intercettazioni shock: Buzzi come Romanzo Criminale

La giornata di martedì 9 giugno è stata molto movimentata con la protesta al Campidoglio del Movimento 5 Stelle che chiede nuove elezioni per dare un nuovo governo al Comune di Roma. Il sindaco Ignazio Marino, ospite a Di Martedì su La7, ha comunque ribadito la volontà di proseguire, spiegando per l'ennesima volta che lui non era a conoscenza di come funzionava la macchina della corruzione a Roma. Ma sul primo cittadino grava l'onta di un'intercettazione di Buzzi, che diceva: "Se resta per altri tre anni, ci mangiamo Roma", riferendosi all'incapacità dell'ex senatore nella gestione della città.

La satira di Maurizio Crozza non risparmia Ignazio Marino

Matteo Orfini, presidente dell'assemblea nazionale del Partito democratico e commissario del partito a Roma, in un'intervista a 'Il Messaggero' ha confermato che Marino non deve lasciare: "C'è stato un pezzo di Pd che sì, è vero, ha ostacolato Marino e ora emerge che queste battaglie erano forse condotte anche per motivi poco nobili". Per Orfini "questa è una delle ragioni per cui sono il commissario del partito romano: c'era una guerra tra bande. Tutta questa vicenda non nasce ai tempi del Modello Roma, ma con Alemanno". Infine l'esponente del Partito democratico cerca di difendere l'operato delle giunte di centrosinistra: "Carminati è un ex fascista che si lega a pezzi della sinistra tramite Buzzi. Credo che dobbiamo difendere gli anni delle giunte di Rutelli e Veltroni che hanno governato Roma dopo Tangentopoli".

Eppure Fabrizio Panecaldo, attuale capogruppo Pd al Comune di Roma, ha detto con estrema sincerità: "Se fossi un normale cittadino, oggi non so se voterei Pd". E infatti il Movimento 5 Stelle vola nei sondaggi sulle eventuali elezioni per il Campidoglio.

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