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Mafia e politica, 45 violazioni al Codice Antimafia alle amministrative

La relazione sull'indagine in merito all'applicazione del Codice di autoregolamentazione antimafia ha fatto emergere uno stretto rapporto tra mafia e politica. In occasione delle elezioni amministrative e regionali del 2010 sono state riscontrate 45 violazioni al Codice di 'autoregolamentazione antimafia'. Sono, dunque, 45 i candidati, cosiddetti 'impresentabili', delle amministrative del 2010. Per loro condanne definitive e non. Di questi 45 candidati, 11 sono stati eletti. Questo è il risultato dello screening voluto dall'ex ministro dell'interno Giuseppe Pisanu, oggi presidente della commissione Antimafia.

La situazione, però, probabilmente è ancora peggiore. Pisanu, infatti, ha fatto notare che 'come si sono inabissate le cosche si sono inabissate anche le loro relazioni con i mondi della politica e degli affari'. E ha aggiunto: 'Si può cogliere una notevole sproporzione tra il numero delle violazioni al codice e la dimensione del rapporto mafia politica che riusciamo a percepire attraverso l'esperienza della nostra commissione'.

A quanto pare, dunque, in Italia vi sono 'candidati che si offrono ai boss mafiosi in cambio del loro sostegno elettorale'. Secondo quanto affermato dallo stesso Pisanu 'le violazioni sono state riscontrate esclusivamente nelle regioni dell'Italia centro-meridionale con assoluta prevalenza della Puglia, della Campania e della Calabria'. A proposito dell'appartenenza politica, dalla relazione risulta 'una sorta di distribuzione equa e trasversale'.

Nella sua relazione il presidente dell'Antimafia ha affermato: 'Nel ribadire l'incerto valore statistico di questi dati, preciso che i candidati per i quali si è riscontrata una violazione del Codice sono complessivamente 45, di cui 11 eletti e 34 non eletti. Sullo stato dei procedimenti nei loro confronti risulta che 25 sono definitivi, 15 non definitivi e 5 da approfondire. Per quanto poi concerne l'appartenenza politica, osservo che 16 dei 45 segnalati risultano candidati in liste di rilevanza nazionale, altri 4 in liste civiche con espliciti riferimenti a partiti nazionali ed i restanti 25 in liste civiche locali. Per quanto invece riguarda i partiti di rilevanza nazionale risulta una sorta di distribuzione equa e trasversale delle violazioni, mentre balza agli occhi la loro ripartizione territoriale: esse infatti si collocano esclusivamente nelle regioni dell'Italia centro-meridionale con assoluta prevalenza della Puglia, della Campania e della Calabria'.

E ancora: 'Il 55,5 per cento delle violazioni si verifica su liste squisitamente locali e ciò sembra confermare la tendenza del rapporto mafia-politica a stabilirsi e consolidarsi negli ambiti comunale e regionale per proiettarsi, all'occorrenza, sul piano nazionale ed internazionale. L'esempio delle frodi sui fondi comunitari è a questo proposito quanto mai illuminante'. Pisanu ha poi rilevato 'la tendenzialità ma non di certo la assoluta compiutezza del dato' che a suo giudizio appare 'viziato sia dal fatto che le Regioni del Sud sono state esplorate più intensamente, sia dal fatto che spesso le prefetture del Centro-Nord sono state meno collaborative delle altre'.

Parlando del lavoro svolto dalla commissione Antimafia, come si legge su Il Corriere della Sera, il senatore Giuseppe Lumia (Pd) ha detto: 'E' bastato poco alla commissione antimafia per evidenziare il rapporto mafia politica alle ultime amministrative regionali. Sono stati rilevati 45 casi palesi, ma i numeri potevano essere maggiori se tutte le prefetture avessero collaborato apertamente. Alcune di esse, come la prefettura di Milano, si sono trincerate dietro la privacy e non hanno fornito i dati. A questo punto bisogna capire se dietro tale scelta scellerata ci sia stata qualche indicazione del ministero dell'interno e del governo, dato che ben 22 prefetture hanno utilizzato questo escamotage'.

 (foto © LaPresse)

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