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Dimissioni e pubblica ammenda: Lassini scaricato

Dopo la stroncatura da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - che in una dura missiva ha definito "ignobile provocazione" i manifesti contro le toghe e ha parlato di un clima politico "al limite dell'esasperazione" - e dopo che Letizia Moratti aveva fatto sapere che la sua candidatura a sindaco di Milano era "incompatibile con la presenza di Lassini in lista", l'avvocato ed ex sindaco di Turbigo ha finalmente deciso di fare marcia indietro e di chiedere scusa pubblicamente per la sua iniziativa.

Giustizia, il duro intervento di Napolitano

Le prime avvisaglie del gesto ci sono state quando il coordinatore regionale del Pdl, Mario Mantovani, ha assicurato che gli avrebbe mandato ufficialmente una lettera del partito e la decisione di Lassini di rinuciare alla sua candidatura a Palazzo Marino e di fare ammenda è diventata inevitabile dopo che il Presidente del Senato Renato Schifani, in un colloquio telefonico con il presidente dell'ANM Luca Palamara, ha tuonato contro i "manifesti vili e incivili" e ha esortato il Pdl a prendere le distanze: "occorre fare gesti concreti per fare in modo che i toni si abbassino e vengano marginalizzate queste iniziative. Adesso che si conosce l'autore mi auguro fortemente che il partito e il suo riferimento prendano le distanze in maniera tale da contribuire allo svelenimento del clima del paese".

Il video: le dimissioni di Roberto Lassini

Scaricato da tutti e con le spalle al muro, Lassini non ha potuto che prendere atto della situazione e fare l'unica cosa sensata: annunciare il suo ritiro dalla lista del Pdl e scrivere una lettera di scuse al Capo dello Stato. Commentando la prima decisione, il discusso politico milanese ha dichiarato di aver consegnato le "dimissioni irrevocabili dalla lista del Pdl nella mani del coordinatore regionale, Mario Mantovani", mentre a Napolitano ha detto di essere "amareggiato e pentito" e di voler chiedere "pubblicamente scusa a Lei che rappresenta la nostra Repubblica e il popolo italiano", concludendo: "è giusto che renda conto di quello che ho fatto a quel popolo italiano verso cui ognuno di noi ha doveri inalienabili. Voglia accettare le mie scuse più sentite che rivolgo anche, e soprattutto, a tutte le vittime del terrorismo e i loro familiari che con il dolore devono convivere".

Roberto Lassini e i manifesti contro le toghe

Sono così arrivate, alla fine, anche le scuse ai familiari delle vittime del terrorismo, travolte e ferite ancora una volta da questa triste vicenda di provocazioni e dispetti politici. Tuttavia, nonostante la pubblica ammenda, il protagonista della vicenda non è parso troppo convinto della decisione presa - caldeggiata soprattutto dal partito - e nella conferenza stampa di ieri qualche parola di troppo se l'è lasciata scappare: "non sono un capro espiatorio" ha infatti voluto sottolineare Lassini, chiudendo con una frase che esprime chiaramente la sua volontà di non caricarsi da solo della valanga di fango che ha travolto la trovata dei cartelloni contro le toghe "nei manifesti che ho fatto c’erano le stesse cose già dette da Berlusconi".

Foto: agi.it

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