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Marcello Dell'Utri arrestato in Libano: latitanza finita a Beirut in un albergo di lusso, pronta l'estradizione

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E' finita in Libano la latitanza di Marcello Dell'Utri: l'ex senatore del Popolo della Libertà e storico braccio destro di Silvio Berlusconi è stato rintracciato ed arrestato nella notte dall'Interpol, in un lussuoso albergo a Beirut. L'annuncio è arrivato dal ministro dell'Interno Angelino Alfano, che ha confermato il fermo di Dell'Utri a margine dell'assemblea di Ncd.

Marcello Dell'Utri latitante in Libano: evitato l'arresto per mafia

"Marcello dell'Utri si trova in questo momento negli uffici della polizia libanese - ha dichiarato Alfano intervistato da un cronista dell'Ansa - Dell'Utri è stato rintracciato a Beirut dalla polizia libanese che ora è in contatto con la polizia italiana in ottemperanza con il mandato di cattura internazionale". In queste ore è in corso una procedura per l'estradizione, come è "naturale e conseguente", ha dichiarato il ministro dell'Interno. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando è tornato a Roma per firmare la richiesta di estradizione.

Marcello Dell'Utri: "Concorso esterno in associazione mafiosa? Non è reato grave"

Per Marcello Dell'Utri era scattato un mandato di cattura internazionale emesso dai giudici di Palermo per la condanna a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Irreperibile da diversi giorni, dallo scorso giovedì ufficialmente latitante, l'ex parlamentare aveva lasciato l'Italia alla vigilia della sentenza di Cassazione nel processo che lo vede imputato per mafia. L'udienza che dovrà confermare o annullare la condanna è prevista il 15 aprile.

Da Palermo, il Procuratore Generale Luigi Patronaggio, che aveva chiesto l’arresto per Dell'Utri, ha commentato così la cattura: "Nonostante la forte pressione mediatica che talvolta rischia di vanificare il nostro lavoro e quello delle forze di polizia che ci collaborano, ritengo che, in sinergia con la Dia e l’Interpol, con l’arresto di Dell’Utri abbiamo ottenuto un ottimo successo operativo. Attendiamo adesso con serenità l’esito del processo in Cassazione".

Non era la prima volta che l’ex numero di Publitalia, cofondatore di Forza Italia e amico storico di Silvio Berlusconi (ritenuto dai giudici di Palermo "anello di congiunzione tra Cosa Nostra e l'ex premier"), tentava la fuga. Stavolta aveva scelto la capitale del Libano, città che conosceva bene e in cui aveva numerosi contatti. Nel pomeriggio di venerdì, tramite il suo legale, aveva fatto sapere di non volersi sottrarre "al risultato processuale della prossima sentenza della Cassazione" e di trovarsi "in condizioni di salute precaria, per cui tra l'altro ho subito qualche settimana fa un intervento di angioplastica", in conseguenza del quale avrebbe effettuato "ulteriori esami e controlli". Dell'Utri ha criticato il provvedimento di arresto disposto dalla corte definendo "aberrante".

In mattinata un'intervista a La Stampa il gemello di Marcello, Alberto, aveva spiegato che il fratello è in Libano "per affari" e non per sfuggire alla giustizia: "Più che un latitante, è un perseguitato e un evaso, negli ultimi 20 anni è stato come in carcere, dietro le sbarre di accuse assurde come quelle di connivenza mafiosa. Accuse lontane anni luce dalla sua mentalità". Le sue ultime tracce, risalenti ai primi giorni di aprile, portavano proprio a Beirut: nel momento in cui è stato fermato, Dell'Utri era in possesso di uno dei suoi due passaporti.

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