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Marcello Dell'Utri, chiesti sette anni per mafia: "Mediava tra Berlusconi e Cosa nostra"

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Marcello Dell'Utri avrebbe svolto il ruolo di mediatore tra Cosa nostra e l'ex premier Silvio Berlusconi: con questa accusa il procuratore generale di Palermo, Luigi Patronaggio, ha chiesto la conferma della condanna a 7 anni di carcere per il senatore del Pdl, imputato in appello per concorso esterno in associazione mafiosa.

I fatti contestati dall'accusa si riferiscono ad un periodo lunghissimo (dagli anni Settanta fino alla fine del secolo scorso), come specificato nella requisitoria del pg: "Da quando faccio il magistrato non ho mai incontrato un imputato chiamato a rispondere di un rapporto trentennale con Cosa nostra" ha dichiarato Patronaggio, spiegando come Dell'Utri abbia stipulato un patto con la mafia siciliana per garantire protezione all'amico Berlusconi negli anni della sua ascesa imprenditoriale.

Per l'accusa, Dell'Utri sarebbe stato in contatto con i fratelli Graviano, come confermato anche da numerosi pentiti. Uno di loro, Gaspare Spatuzza, riportò in una delle sue testimonianze le parole del boss Giuseppe Graviano, che nel 1994 avrebbe parlato di Dell'Utri e Berlusconi definendoli "persone serie" che "ci hanno messo il Paese nelle mani". Secondo la tesi del pg Patronaggio, i rapporti di Dell'Utri con la mafia non si sarebbero mai interrotti: per questo chiede la conferma della condanna a 7 anni che fu annullata dalla Cassazione (secondo la Suprema Corte sono provati i rapporti di Dell’Utri con Cosa nostra dal 1974 fino al 1977). "La storia di Marcello Dell’Utri - ha dichiarato Patronaggio - non si può leggere se non si leggono i suoi rapporti più che trentennali con la mafia E’ stato un lungo rapporto costante e proficuo con Cosa nostra e l’imputato non ha mai preso le distanze da questi rapporti".

Cosa nostra avrebbe avuto un ruolo importante anche nella famosa "discesa in campo" del Cavaliere, sostenendo la nascita del nuovo soggetto dopo che erano caduti tutti i riferimenti politici dei clan con l'inchiesta Manipulite. Il magistrato accusa Dell'Utri di aver fatto da mediatore tra Silvio Berlusconi e la mafia, con un'attività che permise di dirottare il potere elettorale di Cosa nostra sulla nascente Forza Italia: "Dagli anni Novanta (...) si vuole trovare un nuovo referente politico che Cosa nostra trova in Forza Italia (...) Totò Riina, tramite Silvio Berlusconi, voleva agganciare Bettino Craxi. E, caduto Craxi, Cosa nostra pose le sue attenzioni su Forza Italia. Non è certo Cosa nostra che fece vincere le elezioni di Forza Italia nel ’94, ma la mafia ha votato per questo partito".

A conferma del collegamento instaurato da Dell'utri tra Berlusconi e Cosa Nostra, il pg ha ricordato la presenza dello stalliere Vittorio Mangano nella residenza berlusocniana di Arcore: "Dell’Utri continuò a frequentare Mangano sapendo il suo peso mafioso (...) sapeva perfettamente che Mangano era un soggetto fortemente mafioso e che ha fatto da basista per il sequestro Tangeri".

L'affondo giudiziario su Dell'Utri arriva a ridosso della presentazione delle liste per le prossime elezioni. Sull'ipotesi di candidatura di Dell'Utri e di altri esponenti indagati del Pdl come Alfonso Papa e Nicola Cosentino, Silvio Berlusconi ha confermato che è stata messa in piedi una Commissione incaricata di analizzare le carte processuali e valutare gli elementi giudiziari e l'opportunità politica di certe candidature, caso per caso. La sentenza su Marcello Dell'Utri sarà emessa probabilmente dopo le elezioni politiche (la riunione della camera di consiglio è prevista il 4 marzo), ma il senatore ha messo le mani avanti. In un'intervista al Corriere della Sera ha commentato così la sua situazione: "Certo che mi candido. Finché sono vivo continuerò a candidarmi. Non lo farò più solo da morto. Ma fino a quando non sarò morto".

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