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Marcello Dell'Utri condannato a sette anni di carcere per mafia: chiesto l'arresto

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Marcello Dell'Utri è stato condannato in appello a sette anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. L'ex senatore del Pdl, cofondatore di Forza Italia e manager di Publitalia, è stata confermata la sentenza di condanna di primo grado.

Marcello Dell'Utri, chiesti sette anni per mafia: "Mediava tra Berlusconi e Cosa nostra"

La Corte ha accolto la richiesta del pg Luigi Patronaggio, che nella sua requisitoria dello scorso gennaio aveva chiesto la conferma della condanna a 7 anni di carcere in secondo grado con parole durissime: "Da quando faccio il magistrato non ho mai incontrato un imputato chiamato a rispondere di un rapporto trentennale con Cosa nostra". Secondo l'accusa, come Dell'Utri ha condordato un patto con la mafia siciliana affinchè fosse garantita protezione all'amico imprenditore Berlusconi negli anni della sua affermazione nel mondo degli affari.

A 17 anni dall'avvio delle indagine, la nuova sentenza è arrivata dopo che dopo che la Corte di Cassazione aveva annullato un anno fa il precedente giudizio d’appello concluso con la stessa condanna a sette anni. In quel caso la Cassazione aveva assolto il senatore dai reati di associazione mafiosa per gli anni dal '92 in poi, spiegando però nelle motivazioni che la contiguità con Cosa nostra si era certamente verificata "fino al 1977". La sentenza odierna, emessa dalla Corte presieduta da Raimondo Lo Forti, ha stabilito la pena per Dell'Utri a 7 anni di carcere, richiamando la condanna del Tribunale di primo grado a 9 anni e considerando l’assoluzione in appello ormai definitiva per i fatti successivi al 1992. Sulla possibilità che la Procura chieda l'arresto di Dell'Utri, il pg Patronaggio ha dichiarato: "Questo non è dato sapere...". Poi, poche ore dopo, l'Ansa apprende che Patronaggio ha chiesto l'arresto di Dell'Utri per pericolo di fuga.

"Speravo in un’altra sentenza, ma l’accetto" ha comentato a caldo l’ex senatore, non ricandidato nelle liste del Pdl alle ultime elezioni politiche e quindi senza più scudo parlamentare - Il romanzo criminale continua... Naturalmente speravo in un’assoluzione, ma sapevo anche che poteva essere una condanna. Ne prendo atto". A Dell'Utri non resta che il ricorso in Cassazione: se la Suprema Corte non dovesse esprimersi entro il 2014, le accuse potrebbero essere prescritte: "Se arrivasse la prescrizione direi come Andreotti: sempre meglio di niente", ha commentato Dell'Utri.

All'ingresso dell'aula bunker del Tribunale di Palermo, l'imputato aveva rilasciato alcune dichiarazioni ai cronisti: "Se mi dovessero assolvere non brinderò né festeggerò, sono vent’anni che soffro. Non c’è nulla da festeggiare. Mi sembra che questa Corte d’Appello abbia esaminato con spirito molto serio e distaccato tutti gli atti. Se dovesse andar male, mi dovessero condannare non dirò che sono giudici comunisti". Prima della lettura della sentenza, Dell’Utri è tornato sul caso di Vittorio Mangano per spiegare la sua posizione riguardo lo stalliere mafioso di Arcore: "Io non ho mai detto che Vittorio Mangano è un eroe, ho detto e lo ripeto anche oggi che Mangano è il mio eroe". Il senso di quell'espressione, spiega Dell'Utri era da intendere "come nei romanzi russi, perché ho saputo che gli hanno detto che se mi avesse accusato non avrebbe più avuto problemi giudiziari".

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