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Marco Travaglio a Servizio Pubblico, duro editoriale su Napolitano: "Napo Orso Capo: è il presidente di tutto"

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di Claudia Gagliardi

Nei giorni febbrili in cui il caso Cancellieri scuote il governo e soprattutto il Pd, con le prese di posizione di Enrico Letta e Giorgio Napolitano che all'unisono invocano la stabilità dell'esecutivo come valore massimo da tutelare, l'editoriale di Marco Travaglio a Servizio Pubblico è tutto dedicato al Presidente della Repubblica. Regista delle larghe intese, dall'alto di quell'autorevolezza che tutti (o quasi) i partiti gli riconoscono, Giorgio Napolitano si è confermato il vero dominus della politica italiana. Ma il caso della mancata sfiducia ad Anna Maria Cancellieri per la vicenda Ligresti è solo l'ultimo in ordine di tempo in cui "Napo Orso Capo", così lo chiama Travaglio, in cui Giorgio Napolitano è intervenuto a gamba tesa condizionando la libertà di decidere dei partiti.

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L'editoriale di Marco Travaglio a Servizio Pubblico nella puntata di giovedì 21 novembre, con ospiti in studio il candidato alla segreteria del Pd Gianni Cuperlo, il segretario della Fiom Maurizio Landini e il vicesegretario della Lega Matteo Salvini, inizia con un'analogia fra il film Amici Miei e la politica italiana. Si tratta della conversazione tra Melandri e Sassaroli, che si conclude con l'amara constatazione "è tutta una catena di affetti che né io né lei possiamo spezzare". Metafora perfetta della politica italiana e delle larghe intese, in cui tutti sono legati a tutti e Napolitano tira i fili di questo grande spettacolo di marionette.

Appena rieletto, dopo che aveva categoricamente escluso l'ipotesi di restare al Colle, Napolitano ha imposto al Parlamento la sua ricetta: "Larghe intese, riforma della Costituzione e legge elettorale da fare in 18 mesi". E' il Presidente della Repubblica che si fa anche capo dell'esecutivo e dei partiti: "E' Capo dello Stato ma anche del governo, ogni tanto capo della magistratura, è segretario del Pd, ma lo era anche prima, e segretario del Pdl". E' "Napo Orso Capo", che agisce con discorsi e moniti prontamente recepiti dai partiti: come quando interviene per fermare la mozione delle opposizioni contro gli F-35 dopo aver convocato il Consiglio Supremo di Difesa, o quando difende Alfano nel caso Shalabayeva. "Il 18 luglio si scopre che la polizia, per ordine dell'ambasciatore del Kazakhstan, ha rapito Olga Shalabayeva e la piccola Alma di 6 anni, moglie e figlia di un dissidente, chiuse per ore nel centro immigrati clandestini (...) Il tutto all'insaputa di Alfano: 'Non m'hanno informato' dice. Chissà se è al corrente di essere anche vicepremier e Ministro degli Interni". Movimento 5 Stelle e Sel presentano una mozione di sfiducia, ma "prima del voto Napolitano monita e dice che non può essere imputata ad un Ministro una responsabilità oggettiva: così il Pd si mette a cuccia e salva Alfano. Se no Napolitano s'incazza. E' tutta una catena di affetti che né io né lei possiamo spezzare".

Pochi mesi dopo il monito arriva sulla questione giustizia, quando il primo agosto Silvio Berlusconi viene condannato in Cassazione per frode fiscale nell'abito del processo Mediaset: "Chi l'avrebbe mai detto, una così brava persona. Infatti son tutti stupiti. Lui addirittura interdetto. Napolitano monita dalle vacanze: 'Auspico che possano ora aprirsi condizioni più favorevoli per l’esame dei problemi della giustizia in Parlamento. E per far che? Per non far più condannare un frodatore fiscale?".

Con l'avvicinarsi della decadenza Berlusconi si mostra sempre più insofferente verso le larghe intese e "il Quirinale che – dice lui – gli ha promesso di salvarlo". Per questo parte a inizio ottobre l'operazione sfiducia al governo, poi fallita per le minacce di scissione interna. Intanto però il Presidente interviene di nuovo, stavolta da Poggioreale, lanciando un appello per amnistia e indulto e annunciando un messaggio alle Camere: "Il Movimento 5 Stelle dice che amnistia e indulto servono a salvare il Caimano. Apriti cielo, lesa maestà. Napolitano li invade direttamente dalla Polonia: 'Se ne fregano del Paese'. Anche Renzi è contrario: cazziatone telefonico anche a lui. Come si permette il futuro segretario Pd di non prendere ordini dal Quirinale? E' tutta una catena di affetti che nè io né lei possiamo spezzare".

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Infine c'è il recentissimo caso Ligresti, con le telefonate che hanno messo nei guai la Ministra della Giustizia Anna Maria Cancellieri. Quando la Procura di Torino fa sapere che la Guardasigilli non è indagata, ma che il fascicolo sulle sue telefonate passa per competenza alla Procura di Roma, Napolitano monita ancora per far sapere di aver "apprezzato la chiarezza e il rigore delle decisioni e delle precisazioni venute dalla Procura di Torino. Ma cosa c'entra il Presidente con una Procura della Repubblica?". La Cancellieri è stata blindata al governo da Napolitano e Letta, impegnati con tutte le loro forze a tenere in piedi l'esecutivo: "Letta dice: 'Cancellieri c'est moi', come Madame Bovary. Se il Pd sfiducia la Cancellieri sfiducia Letta. E se sfiducia lui sfiducia Napolitano che ha nominato Letta e Cancellieri. E che dice: 'L'Etat c'est moi', come Re Sole".

La conclusione dell'editoriale di Marco Travaglio è il quadro dei mille intrecci che tengono insieme le larghe intese sotto l'egida del Capo dello Stato, in quello che di lì a poco avrebbe definito, più che una Repubblica, un "sultanato": "Ricapitolando. I Ligresti amano Anna Maria. Anna Maria adora Giorgio che l'ha fatta due volte ministra. Giorgio è affezionato ad Anna Maria, al governo e anche al Pd. Il Pd adora il compagno Enrico. Enrico è attaccatissimo allo zio Gianni che sta con Silvio. Che è legatissimo a Ligresti, dunque ad Anna Maria. Insomma chi s'è preso Giorgio si prende per forza tutto il blocco. E' tutta una catena di affetti che né io né voi possiamo spezzare. A meno che qualcuno prima o poi la tiri, la catena".

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