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Marino Mastrangeli espulso dal Movimento 5 Stelle: si vota sul blog di Beppe Grillo

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Per il senatore Marino Mastrangeli, cittadino eletto del Movimento 5 Stelle, è giunta l'ora della resa dei conti: reo di aver violato il Codice di Comportamento dei grillini con le sue numerose e decisamente "rumorose" partecipazioni televisive, la sua espulsione dal gruppo parlamentare sarà decisa dalla Rete con un voto oline che coinvolge gli iscritti al Movimento.

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Per scelta dei suoi colleghi parlamentari, Mastrangeli è già con un piede fuori da Montecitorio: il cittadino eletto, dimostratosi presenzialista nei programmi tv di Barbara D'Urso più che nelle aule, è stato espulso dall'assemblea riunita dei deputati e senatori del Movimento 5 Stelle. La mozione è stata discussa la scorsa settimana in una riunione trasmessa in diretta streaming sulla webtv LaCosa, come avviene (quasi) sempre per gli incontri dei gruppi 5 Stelle. Ora la parola passa alla Rete, come previsto dal Codice di comportamento degli eletti del Movimento: saranno gli iscritti al blog di Beppe Grillo dalla data del 31 dicembre 2012 con documento digitalizzato a decidere se rendere effettiva la sua espulsione.

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La votazione, in corso nella giornata di martedì 30 aprile, si chiuderà alle 17 del pomeriggio e, salvo sorprese, dovrebbe confermare il provvedimento punitivo già votato a maggioranza dai gruppi parlamentari riuniti. Il voto online è stato lanciato da Beppe Grillo con un post dedicato al senatore, dal titolo Voto espulsione cittadino Mastrangeli. La colpa del senatore? Aver violato il regolamento sottoscritto dagli eletti in merito alla partecipazione ai programmi televisivi. In particolare, Mastrangeli si è fatto conoscere per essere stato più di una volta ospite di Barbara D'urso a Pomeriggio Cinque, chiedendo di poter parlare in collegamento e sempre senza contraddittorio, proprio per aggirare il divieto sui talk show e classificare la presenza in tv come semplice intervista (non vietata dal Codice). Non è bastato questo escamotage a placare l'ira dei colleghi, soprattutto perchè Mastrangeli ha scelto le ospitate dalla D'Urso mentre gli altri eletti erano a Montecitorio a lavorare. E non c'è solo Pomeriggio Cinque nel curriculum tv di Mastrangeli, che si è visto pure a Piazzapulita, Quinta Colonna, Agorà e molti altri. Decisamente troppo per un Movimento che ha poche regole, ma ben precise.

La decisione di espellere Mastrangeli è spiegata da Grillo nel post che introduce al voto: "Tutti i parlamentari del MoVimento 5 Stelle hanno sottoscritto pubblicamente prima delle elezioni il Codice di comportamento - si legge sul blog - una sottoscrizione necessaria per candidarsi, un impegno preso senza costrizione verso il M5S e gli elettori". Mastrangeli, con le sue incursioni televisive, è venuto meno al rispetto del Codice: "Il cittadino Marino Mastrangeli ha violato numerose volte la regola 'Evitare la partecipazione ai talk show televisivi' senza sentire alcun coordinamento con i gruppi parlamentari e danneggiando così l'immagine del M5S con valutazioni del tutto personali". Queste le motivazioni che hanno spinto i colleghi ad attivare la procedura sanzionatoria, rimandando agli iscritti la decisione definitiva.

Già nell'assemblea che ha decretato la sua espulsione Marino Mastrangeli aveva provato a difendersi dall'accusa di aver preferito la tv ai lavori parlamentari, perchè questa è la vera critica mossa al senatore, al di là della questione talk. Con l'attivazione del voto online è tornato alla carica annunciando che non rinuncerà tanto facilmente al suo seggio: "È una vergogna, una vergogna. Queste cose non succedono neanche in Corea del Nord (...) Se verrà decisa la mia espulsione dal Movimento, dovranno prendermi e spostarmi fisicamente dai banchi del gruppo, perchè io il M5S non lo lascio. E lì formerò una componente che chiamerò "Minoranza M5S", perchè continuerò ad avere il Movimento nel sangue".

Insomma, la sindrome Pd comincia a diffondersi anche tra i 5 Stelle, ma le possibilità che qualcuno appoggi la scissione interna di Mastrangeli sono pressocchè nulle. E sulle dimissioni dalla carica di senatore, il braccio di ferro si preannuncia ancor più duro: "Sono stato il candidato ciociaro più votato alle parlamentarie del Movimento, che nel Lazio ha preso 786 mila voti. Perchè mi devo dimettere per un'intervista?".

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