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Mario Adinolfi e il commento omofobo su Alfonso Signorini

Se il social network Facebook spesso si rivela un mezzo utile, accade che a volte il suo essere informale e luogo di incontro vastissimo, seppur virtuale, diventi un grande problema. Solo qualche giorno fa proprio grazie a Facebook il giornalista, blogger, ed ex candidato alle primarie del Pd, Mario Adinolfi aveva denunciato l'aggressione subita e ottenuto in cambio affettuose parole di solidarietà. Adesso un commento espresso con troppa leggerezza ha scatenato il putiferio.

Se Adinolfi si è più volte posto quale paladino contro le discriminazioni, questa volta si è trasformato da vittima a carnefice. E il popolo di Facebook, ma non solo, non gliel'ha perdonata. C'è chi, anche, ha chiesto la sua espulsione dal Pd.

Ma di cosa stiamo parlando? Domenica discutendo dei saldi con gli utenti sulla sua pagina Facebook, nel rispondere ad un utente che gli aveva detto 'stai attento che non ti becchi Signorini...' Adinolfi ha scritto in tono romanesco: 'Me fa 'na p... a due mani quel fr...etto'. L'ex candidato alle primarie del Pd ha poi aggiunto, scherzando: 'Ho anche dialogato amichevolmente con i servetti gay su maculati, leopardati e affini'. Il giornalista voleva solo fare qualche battuta, ma le associazioni gay non l'hanno presa in questo modo.

Aurelio Mancuso, presidente dell'associazione 'Equality Italia', ha detto: 'Adinolfi eviti di usare un linguaggio omofobo e chieda scusa'. Aggiungendo: 'Trovo insopportabile che giornalisti e commentatori si lascino andare a questo linguaggio da caserma. Conoscendo bene il linguaggio della comunicazione e, quindi, il peso delle parole, devono sapere il messaggio che viene veicolato da certi termini spregiativi'.

Mancuso ha poi aggiunto: 'Mi viene da domandare ad Adinolfi se non abbia un po' imparato la lezione, quando qualche tempo è stato aggredito al grido di 'brutto grassone'. Così come quella è stata una violenza fisica e morale, anche lui dovrebbe essere più cauto nel dileggiare i cosiddetti 'frocetti'. Questi sono i linguaggi da evitare. Se qualcuno per strada urla qualche termine del genere io lo riprendo, a prescindere. Figuriamoci se a farlo è una persona pubblica, che frequenta anche le trasmissioni televisive. Non sono un fan del politically correct, ma bisogna fare attenzione a queste cadute. Continui pure a parlare in romanesco, ma lo faccia senza offendere le persone'.

Sulla vicenda è intervenuto anche Paolo Patanè, presidente nazionale Arcigay. 'Siamo chiaramente in un contesto scherzoso e sono certo che Adinolfi non è una persona omofoba - ha detto Patanè - Quello che, però, emerge da questi commenti, è che spesso gli atteggiamenti omofobi e discriminatori sono involontari. Questi comportamenti devono farci riflettere, perché sono segnali di un'abitudine a voler fare dei gay degli oggetti di scherno. Non voglio drammatizzare il contesto. Penso che il suo comportamento, però, racconti di una incapacità di valutare che certe affermazioni possono anche ferire. Una cosa del genere la troveremmo, per fortuna, insopportabile se detta nei confronti di un ebreo e di una persona di colore. Ma dobbiamo interrogarci perché continua ad avvenire con i gay. Il rispetto deve diventare automatico'.

Come si legge sul quotidiano La Repubblica, Imma Battaglia, presidente di DìGayProject, ha affermato: 'Siamo circondati, a ogni livello, dalla volgarità. Sono anni che lotto perché questo linguaggio la smetta di riprendere gli stessi stereotipi contro i gay. E' un segno che non siamo andati avanti, a livello culturale. Il salto ci sarà, quando si potrà criticare Signorini in quanto giornalista, e non perché omosessuale. L'affettività delle persone non deve diventare un elemento per criticare le persone. L'omofobia, in questo Paese, non è stata ancora risolta, a prescindere dalle appartenenze politiche'. E Paola Concia, deputata del Pd, ha detto: 'Proprio perché Adinolfi dice di essere vittima di discriminazione, in quanto persona obesa, dovrebbe sapere, avendo in teoria una cultura democratica, cosa significhi essere vittime di pregiudizi e del disprezzo altrui. Sicuramente può non stimare Signorini, questi son fatti suoi. Ma utilizzando quell'aggettivo omofobo, dimostra di disprezzare un'intera categoria di cittadini. Purtroppo viviamo in un Paese in cui ci siamo dimenticati i fondamentali per il rispetto delle persone'.

Dal canto suo Adinolfi si è così difeso: 'Sono battute che capita di fare su Facebook. Era un momento in cui ero particolarmente arrabbiato con Signorini, per il ruolo che sta svolgendo in questo periodo, e un'invettiva contro di lui avevo tutta la voglia di farla'. E ha poi aggiunto: 'Sono oltre ogni possibile sospetto di discriminazione, anche perché, ogni giorno, la subisco sulla mia pelle, in quanto persona obesa'.

In un post scritto ieri sulla sua pagina Facebook il giornalista ha scritto: 'Ho detto 'frocetto' ad Alfonso Signorini ed è successo un putiferio perché l'avrei discriminato...a sollevare il putiferio è Repubblica, figuriamoci come ci sguazzeranno i giornali di destra...e io ripeto l'invettiva, magari servirà a far ragionare sul potere enorme che detiene il Grande Architetto del berlusconismo......contro i potenti, si può essere volgari: non si discrimina, si inveisce e rivendico l'invettiva'. Tanti i commenti. Così qualche ora più tardi Adinolfi, scrivendo un nuovo post, ha detto: 'Vabbè, famo così, scusa signorini, non vorrei che ti sentissi discriminato, già fai 'na vita dura...'. E nell'ultimo post del giornalista si legge: 'Una Cristina Alicata cerca 5 minuti di visibilità chiedendo la mia espulsione dal Pd per omofobia reiterata, mostrando come prova della reiterazione il mio no al matrimonio e all'adozione per i gay: faccio sommessamente notare che la linea del Pd è identica alla mia (chiedere a Bersani se è favorevole al matrimonio gay,... per conferma), ma mi piacerebbe subire un bel processo staliniano di espulsione per reato d'opinione'.

 (foto © LaPresse)

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