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Mario Adinolfi: "Walter, dimettiti!"

Coordinamento nazionale del Partito democratico, è il momento dell'attacco a Walter Veltroni. A sferrarlo è Mario Adinolfi, il blogger già candidato alle primarie del Pd e membro della costituente.

Il racconto della giornata, con diversi retroscena, lo fa lo stesso Adinolfi sul suo blog, ve lo proponiamo in versione integrale (grassetti nostri).

Il post di Adinolfi:
La sostanza politica della riunione del coordinamento del Pd di ieri è stata nella tregua concessa da Massimo D'Alema a Walter Veltroni, che nei novanta minuti di relazione ha citato un paio di volte la fondazione Italianieuropei e un altro paio di volte la necessità di radicamento sul territorio del partito. Segnali di fumo che vogliono dire che l'accordo c'è e fino alle europee andremo con il tandem Veltroni-Franceschini, intanto scalda i muscoli il tandem di scorta Bersani-Letta (quello per il dopo-disatro del 2009) che prima dell'inizio del coordinamento si sono appartati a parlottare.

L'analisi della sconfitta? Per Veltroni è chiara la motivazione, abbiamo perso per colpa di Prodi e perché le sinistre riformiste perdono in tutta Europa. Ora bisogna lavorare "con pazienza", il che vuol dire tradotto che l'anno di tregua va bene, nel frattempo c'è da "dialogare" con Berlusconi e lì c'è la fonte della legittimazione del permanere di tutti costoro che non hanno capito che tra un anno avremo un tracollo per via dell'emorragia di consensi verso Di Pietro, verso la sinistra radicale, verso lo stesso Berlusconi che sarà il re dell'abolizione dell'Ici.

Elisa Calessi racconta bene tutto quello che è accaduto, compreso il mio intervento, "unica eccezione" di esplicito dissenso in un clima di pace armata.

Questa la cronaca di Libero.

Chi non accetta la tregua, invece, è Mario Adinolfi, già candidato alle primarie. Quando ormai la riunione sta per chiudersi, finalmente ottiene la parola: "Walter, devi dimetterti. Come avviene in tutta Europa quando un leader perde". Il dialogo con Berlusconi? "Vai pure a pranzo con Silvio, ma questo partito cosa ci guadagna? Forse qualche posto in Rai per qualcuno". Altro che ottimismo: "La nostra gente è nel panico". E se si va avanti così "regaliamo le praterie a Di Pietro". Ma la sala, ormai, è vuota.

La cronaca è asciutta e sostanziale. Non può raccontarvi: l'attacco diretto in faccia a Goffredo Bettini per la sconfitta del "modello Roma" e lui che si alza e viene verso il podio dove sto parlando e tutti si aspettano che accada il peggio, lui poi mi aggira e si siede vicino a Walter; il battibecco con Veltroni che dice stizzito che "Gordon Brown non si è dimesso" (e grazie, erano amministrative, vedi se perde le politiche dove lo mandano); gli sms scambiati con Franceschini; il passaggio in cui ho spiegato che una classe dirigente che non sa cosa voglia dire accountability, non paga mai, non rende conto mai, non si dimette mai, neanche davanti alla peggiore delle sconfitte (e ho fatto l'esempio di Bassolino coperto di monnezza in Campania) perde credibilità e senza credibilità perderemo sempre e sempre peggio e se si vuole parlare a quella metà del paese che ha meno di 40 anni ed è agile e politicamente dinamica non si può presentare il Pd come l'ennesima riverniciatura buona a traghettare qualche centinaio di notabili alla tappa successiva dell'eterna transizione italiana.

Ho parlato dell'identità del Pd e di tutte le cose che in questi giorni avete letto qui. Dopo, un supernotabile mi è venuto vicino e mi ha detto: "Il tuo amico Di Giovan Paolo un giorno attaccò Forlani come hai fatto tu con Veltroni e dopo ci ha messo vent'anni a diventare parlamentare". E un altro: "Poveri i diciassette che ti precedono in lista a Lazio 1, ora saranno costretti a rimanere parlamentari per cinque anni e non potranno ambire a Csm, Strasburgo e authority varie, altrimenti scatta il tuo seggio e Veltroni questo ora non lo permetterà mai".

Un paio di donne importanti del partito hanno fatto un occhietto impaurito e complice (entrambe, chissà perché, stesso gesto) e uno di quelli che vorrebbe saper essere così netto ha detto ad alta voce: "Hai le palle quadre, sono orgoglioso di esserti amico". E va bene così.

Il 20 e 21 giugno è convocata l'assemblea costituente del Pd.

La battaglia continua.

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