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Mario Monti a Porta a Porta: "Berlusconi? Credibile come il pifferaio magico"

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Mario Monti affronta un'altra tappa televisiva della sua campagna elettorale, l'appuntamento con Porta a Porta di Bruno Vespa, e durante la registrazione del programma si è mostrato più agguerrito che mai. Il premier ha spaziato a tutto campo tra tasse e lavoro, crisi ed Europa, ma soprattutto non si è lasciato sfuggire l'occasione di attaccare gli avversari, Silvio Berlusconi in primis.

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Ospite di Vespa, il Professore ha picchiato duro sull'ex premier, sostenendo che non potrebbe più fare il bene dell'Italia perchè la sua immagine internazionale è definitivamente compromessa: "Non sarebbe in grado di tenere sotto controllo lo spread perché non é credibile nè creduto sul piano internazionale" ha dichiarato Monti, escludendo che "adesso gli italiani possano ancora credere alla serietà di Berlusconi". Poi l'affondo finale al Cavaliere: "Mi ricorda la fiaba del pifferaio magico con i topini che vanno ad annegare in quel fiume". Insomma, Berlusconi non è in grado di mantenere le sue promesse: un concetto già espresso più volte da Monti egli ultimi giorni di campagna elettorale e ribadito con forza nel salotto di Bruno Vespa, quello in cui Berlusconi nel '94 firmò il famoso "contratto con gli italiani". In quella occasione perfino Monti gli aveva accordato fiducia: "Illuse anche me ai tempi della cosiddetta rivoluzione liberale" ha dichiarato il premier, sottolineando che oggi non si può continuare a credere alle sue parole.

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Definitivamente archiviato il tono super partes che ha caratterizzato Monti fino all'inizio della campagna elettorale, il Professore dichiara che "la credibilità dipende da chi dice le cose" e porta a dimostrazione della propria autorevolezza le valutazioni del sito pagellapolitica.it, che "inchioda ognuno di noi alle nostre affermazioni misurando se quello che dice è vero: io ho un 89 per cento, Bersani il 73, Berlusconi il 51, Grillo il 44″. La colpa maggiore di Berlusconi è quella di aver fatto un "discorso illusionistico" in merito alla una riduzione dell'imposizione fiscale, visto che è proprio lui "il principale responsabile dell’alto livello delle tasse oggi. Se ha governato 8 di 11 anni è puerile che le scarichi su chi governa oggi". Insomma, la crisi non è cero colpa del governo Monti che ha preso la guida del Paese solo un anno fa.

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Il premier dimissionario ripercorre quest'ultimo anno di governo, usando una metafora molto forte per descrivere le condizioni in cui ha operato il suo esecutivo: "Mi hanno dato in piedistallo con sopra una croce, ogni decisione da prendere è stata una via crucis". Poi confessa i timori sulla difficile situazione in cui versava il Paese un anno fa: "non ero sicuro che l’Italia sarebbe stata salva dal punto di vista finanziario a un anno di distanza. Il fatto che sia successo dipende dal senso di responsabilità dimostrato dagli italiani". Proprio questo senso di responsabilità ha permesso di arginare l'emergenza finanziara senza che l'Italia fosse costretta ad indebitarsi con l'Europa come è accaduto per la Grecia.

Ma il tema caldo del momento è quello delle alleanze post-voto. Monti ne ha anche per il leader del centrosinistra Pierluigi Bersani, che aveva avanzato dei dubbi sulla reale condizione dei conti pubblici: "Rassicuro Bersani: non c’è polvere sotto il tappeto". E sull'esito delle elezioni: "Bersani è convinto di essere il prossimo presidente del Consiglio. Una convinzione legittima e non inverosimile, secondo i sondaggi". Quanto ad un'eventuale alleanza successiva alle elezioni, il premier non si sbilancia, ma rifiuta l'accsa del centrodestra di essere la ruota di scorta del Partito democratico: "Vedremo che cosa avrà da dire Bersani o altri, Bersani è il più verosimile in base ai sondaggi. Dipenderà, noi non siamo e non saremo mai la stampella di nessuno. Vogliamo essere il pungolo di tutti".

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