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Mario Monti: "Matrimoni gay? No, la famiglia è tra un uomo e una donna"

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Dopo Silvio Berlusconi, è toccato a Mario Monti sedersi negli studi di Lo spoglio, su Sky Tg24, e affrontare Ilaria D'Amico, in una puntata però meno 'scoppiettante' rispetto a quella che ha visto ospite il Cavaliere. Tuttavia, anche il professore ha fatto in modo di far parlare di sè, soprattutto quando ha espresso la propria opinione sui matrimoni gay: oggi infatti non c'è giornale o mezzo di comunicazione che non ne parli.

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"Il mio pensiero è che la famiglia debba essere costituita da un uomo e una donna e ritengo necessario che i figli debbano crescere con una madre ed un padre", ha detto con la consueta pacatezza Monti, mentre sganciava una 'bomba' che alla luce del dibattito che ha infiammato lo scorso autunno il Pd e della recente sentenza della Cassazione, che ha affidato un bambino alla mamma e alla sua compagna, suona preoccupantemente reazionaria. Il professore ha poi cercato di 'ammorbidire' la sua posizione, affermando che "i parlamenti possono trovare 'strumenti' per altre forme di convivenze" e chiarendo che "nel nostro movimento ci sono forme pluraliste", ma il danno - almeno, da una prospettiva di consensi ed elettorale - era già stato fatto.

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"Monti getta finalmente la maschera e dimostra la sua conversione da leader Europeo a bulldozer del Vaticano", ha infatti dichiarato in serata il presidente dell'Arcigay, Flavio Romani, attaccando il professore sulla decisione (obbligata) dell'unico candidato gay "visibile" del suo partito di ritirarsi dalla corsa dopo essere stato "impallinato dalle destre con il metodo Boffo", senza che l'ex premier lo difendesse. "Siamo costretti ad ascoltare una sua dichiarazione contro le famiglie omosessuali buona per le peggiori teocrazie e il più deleterio fondamentalismo", ha aggiunto Romani, concludendo con amarezza: "Evidentemente i lunghi anni passati in Europa non gli sono serviti a niente".

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Insomma, una dichiarazione all'insegna di quella onestà e trasparenza da sempre sbandierata da Monti, che però rischia di costargli cara dal punto di vista dei consensi e che ha fatto (quasi) passare in secondo piano il resto delle idee e dei progetti presentati durante l'intervista. Da D'Amico, infatti, il professore ha affrontato anche altri 'temi caldi', oggettivamente con migliore fortuna. Sulla questione tasse, per esempio, l'ex premier ha ribadito la volontà di non voler prendere in giro gli italiani con promesse irrealistiche, tenendo comunque fermo il concetto che i cittadini del Belpaese sono già stati 'tartassati' abbastanza, mentre per quanto riguarda il lavoro, è arrivato un 'avviso' a Fiat e al suo ad, Sergio Marchionne: "Una grande impresa che opera nel mercato globale ha il diritto e il dovere di essere competitiva, ma anche il dovere di ricordare qual è il Paese che l'ha resa grande", ha detto infatti Monti a proposito della decisione di mettere in stand by Melfi per due anni.

Il professore ha quindi parlato dei suoi avversari alle prossime elezioni, Pierluigi Bersani e Berlusconi, e nonostante sia cosa nota e recente che tra il leader del Pd e Monti sia in corso una trattativa per fare fronte unico compatto contro il Cavaliere e per trovare punti di incontro in caso di un successivo governo congiunto, sul primo e sul suo partito ha espresso ancora una volta delle riserve. "La sinistra ha fatto grandi passi avanti verso l'accettazione dell'economia di mercato, ma quando fa riforme verso l'apertura della concorrenza va un pochino contro la sua cultura storica", ha detto infatti l'ex premier, ribadendo ancora una volta di essere "salito in politica" per non dover più "pagare pegno all'eredità storica di sinistra e destra".

A Silvio Berlusconi invece ha riservato i soliti attacchi, 'svelando' tuttavia anche un aneddoto. "Nel 1994 ho votato per Berlusconi, solo allora, però, perché credevo potesse portare avanti una rivoluzione liberale che poi non c'è stata", ha dichiarato a D'Amico (e agli italiani) Monti, ribadendo che però oggi non c'è possibilità di alcuna intesa, dal momento che il Cavaliere e la sua coalizione sono "prigionieri" delle loro "clientele" e dei loro "conflitti di interesse". E dire, ha confidato poi il professore, che al discorso di insediamento alla camera di Belusconi del 1994, quest'ultimo dichiarò: "Voglio proprio realizzare quel che ha scritto Monti", facendo riferimento a un suo editoriale per Il Corriere della Sera dove "gli consigliavo di superare il conflitto d'interessi".

Tempi davvero lontani, considerati i toni degli ultimi mesi, conditi da dichiarazioni al vetriolo come quella del Cavaliere: "O Monti pensa che gli italiani siano matti o c'è in giro un matto che crede di essere Monti..." e da repliche altrettanto pungenti da parte del professore: "Escludo che gli italiani siano matti", che ha poi voluto ricordare la "dichiarazione circostanziata e meno televisiva di Berlusconi" con la quale il leader del Pdl ammetteva che l'Italia è uscita dalla crisi "con la scelta responsabile di affrontare la guida del governo al senatore e tecnico Monti".

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