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Maroni: cortei a pagamento e fermo preventivo

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Vuoi manifestare? Allora paga. E' questo in sostanza il contenuto del provvedimento che il Ministro dell'interno Roberto Maroni ha proposto in seguito agli scontri di Roma e che vorrebbe far diventare legge. Una specie di 'ticket' per partecipante incassato dai Comuni e utilizzato tanto per ripagare i costi di organizzazione di manifestazioni e sit in che quelli (eventuali) di danni.

E grazie ai calcoli effettuati dalla giunta di Roma in concomitanza del varo del nuovo regolamento per le mobilitazioni di piazza, si sa anche a quanto potrebbe ammontare il biglietto: 2 euro. Per un corteo di 100 mila persone le spese stimate sono infatti di circa 215 mila euro. Una vera e propria tassa sul diritto di manifestazione che ha immediatamente sollevato molte perplessità, soprattutto a livello di incostituzionalità della norma rispetto ai principi di eguaglianza e di libera espressione.

Il rischio infatti è quello di andare a colpire proprio le cosiddette fasce deboli che, diversamente dalle grandi organizzazioni sindacali o dalle associazioni di categoria, non hanno i mezzi per offrire garanzie economiche. Un punto già dibattuto dal sindaco di Roma Gianni Alemanno che al momento di quantificare le spese da far sostenere ai promotori di cortei e sit in aveva chiesto di esonerare "le manifestazioni giovanili, quelle studentesche o di fasce sociali deboli, in particolare dei disoccupati".

Un punto, quello del pagamento di una tassa di manifestazione, che presenta diversi aspetti. Da una parte l'urgenza espressa da Maroni di varare nuove misure legislative per contrastare una grave e "inedita forma di terrorismo urbano", da un'altra le richieste dei Comuni di ottenere un contributo per garantire lo svolgimento delle manifestazioni (che tra ore di straordinario dei vigili urbani, allestimento di bagni pubblici e pulizia delle strade ammontano a cifre considerevoli) e da un'altra ancora, infine, la richiesta di "garanzie funzionali" avanzata dalle forze di polizia per chi effettua servizio di ordine pubblico.

Riguardo quest'ultimo aspetto, il prefetto Antonio Manganelli ha insistito a lungo in Viminale sull'esigenza espressa dagli agenti di sentirsi tutelati sia giuridicamente che per quanto riguarda gli equipaggiamenti. Concetto ribadito dal Sindacato Autonomi di Polizia (Sap): "l'iscrizione nel registro degli indagati di chi fa servizi di polizia, deve essere 'vistata' dal procuratore generale e nelle attività di polizia, quando ci sono danni, gli agenti devono rispondere solo per dolo e non per colpa grave".

Un nodo senz'altro da sciogliere, ma in questo momento in secondo piano rispetto alla richiesta del Ministro dell'interno di colpire con Daspo i manifestanti violenti (come nel caso degli ultras, con obbligo di firma e/o dimora) e di reintrodurre il fermo preventivo, proposta quest'ultima che sta incontrando opposizioni trasversali e che trova un netto no nelle parole del Ministro della giustizia Francesco Nitto Palma: "siamo usciti dal terrorismo senza leggi speciali e riusciremo nello stesso identico modo ad arginare l'area del dissenso".

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