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Maroni, il vescovo e la moschea di viale Jenner

Sono tempi nuovi quelli che stiamo attraversando, tempi complessi che, a volte, riservano "sorprese". E' in questo contesto che la domenica appena trascorsa ha visto un membro della Cei lombarda spezzare più d'una lancia in favore della vituperata moschea di viale Jenner a Milano.

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"No ad azioni di forza, sì ad azioni di dialogo". E non sarebbe certo stato un male da parte dell'amministrazione comunale affrontare prima la questione della moschea di via Jenner. Così Monsignor Gianfranco Bottoni, responsabile delle relazioni ecumeniche e dialogo dell'Arcidiocesi di Milano, è tornato sulla vicenda del Centro culturale di viale Jenner dopo che venerdì scorso il ministro dell'Interno Roberto Maroni aveva incontrato in Prefettura il comitato dei cittadini che da tempo denuncia i disagi. Migliaia i musulmani che ogni venerdì si incontrano per la preghiera. "Occorre una concertazione tra le parti interessate - ha detto monsignor Bottoni. Il disagio della popolazione di viale Jenner si protrae da anni ed è inaccettabile. Ma per i musulmani vi è un sacrosanto diritto alla preghiera. È un diritto della persona umana la libertà religiosa e di culto. Così come è un diritto che le strade siano liberate da occupazioni improvvise per motivi di preghiera. Non si può mantenere una simile situazione".

"Il problema della moschea di viale Jenner esiste da tanti anni. Non sarebbe stato un male se l'amministrazione comunale l'avesse affrontato prima", ha poi continuato il vescovo dell'Arcidiocesi di Milano. Ieri il vice sindaco della città, Riccardo De Corato, aveva detto che il Comune era disponibile a trovare un luogo di preghiera fuori dalla città in una zona non urbanizzata, non residenziale e non commerciale. "Le moschee ora sono soltanto i centri culturali adibiti a luoghi di culto", ha replicato Monsignor Bottoni. "È importante che vi siano delle moschee ma possibilmente di dimensione non eccessiva per evitare tutti quegli affollamenti e quei disagi che vi sono connessi, come nel caso di viale Jenner. Più centri dislocati in modo che siano più comodi per gli stessi islamici, altrimenti costretti ad abbandonare il lavoro e la casa per recarsi in luoghi di preghiera distanti. Del resto - conclude Monsignor Bottoni - per i cristiani non c'è solo il Duomo, ci sono anche le parrocchie".

"Di fronte ad accuse pretestuose e pregiudizi il governo va avanti. E se l'opposizione non vorrà seguirci arriverà al suicidio politico". Così il ministro dell'Interno Roberto Maroni, in un'intervista al "Corriere della Sera", replica oggi alle dure critiche rivolte al governo dal monsignore. "Evidentemente - prosegue il titolare del Viminale - il destino degli uomini per bene come me è ricevere insulti e non replicare. Mi hanno dato del razzista, del nazista e adesso ancora ingiurie. Io seguo la mia linea: non rispondo, spiego. Anche il presidente dell' Unicef aveva usato parole dure nei miei confronti per il censimento nei campi nomadi. Dopo aver parlato con me ha capito e ha deciso di collaborare al programma di scolarizzazione dei minori rom". "Noi non abbiamo parlato di chiudere la moschea, anche perchè quello di viale Jenner è un centro islamico. Vogliamo trasferirlo in un altro luogo dove siano rispettate le norme igienico-sanitarie, urbanistiche, e i regolamenti comunali, cosa che invece ora non avviene assolutamente".

Quanto alla presa di posizione di monsignor Bottoni, "è giusto - replica Maroni - che lui sia attento al rispetto dei diritti, ma allora dovrebbe preoccuparsi della negazione dei diritti dei cittadini milanesi che non possono dormire la notte, girare liberamente per il quartiere, fare ciò che è consentito nelle altre zone. Io intendo garantire i diritti di chi reclama e lo farò senza ledere quelli di nessun altro. Il direttore del centro islamico ha già dichiarato la propria disponibilità al trasferimento e dunque nei prossimi giorni troveremo l'accordo". E sui rapporti con il mondo cattolico in generale, "la posizione della Chiesa - ricorda il ministro - viene espressa dalla Cei che attraverso il quotidiano "Avvenire" ha spiegato con chiarezza e senza pregiudizi le mie iniziative e sui rom è stata nettamente favorevole. Osservo con rispetto e condivido la posizione di papa Ratzinger: accoglienza degli immigrati ma seguendo le leggi.

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