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Matrimoni gay negli Stati Uniti: Corte Suprema dice sì. Obama: "Storico passo avanti"

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Un nuovo, grande passo in avanti è stato segnato negli Stati Uniti per il riconoscimento dei diritti gay: la Corte Suprema americana ha bocciato il Defence Marriage Act (Doma), la legge federale americana secondo cui il matrimonio è solo quello tra uomo e donna. Una sentenza che di fatto legittima il matrimonio tra persone dello stesso sesso, realizzando ciò che il presidente Barack Obama aveva chiesto nel discorso del suo secondo insediamento.

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I più alti magistrati d'America, con questa sentenza che passerà alla storia, hanno definito incostituzionale il Doma chiamando in causa il famoso Quinto Emendamento: secondo la Corte, la legge federale americana che limita il matrimonio alle sole coppie eterosessuali viola il principio dell'uguaglianza dei diritti davanti alla legge proclamato dalla Costituzione, poichè nega alle persone omosessuali i benefici federali riconosciuti dal matrimonio. Una pronuncia che indirettamente dà il via libera ai matrimoni gay, peraltro già approvati in 12 stati d'America (e vietati in 30), arrivata dopo che la Corte ha preso in esame due appelli contro le leggi che impediscono le nozze omosessuali. Vittoria per i diritti gay anche sulla "Proposition 8", il referendum del 2008 che bocciò i matrimoni gay in California.

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La Corte Suprema ha stabilito l'incostituzionalità della norma con cinque voti a favore e quattro contrari: a fare la differenza è stato il voto del giudice Anthony Kennedy, schieratosi con i quattro giudici scelti dai democratici. Qualche istante dopo il pronunciamento, il presidente Barack Obama, che ha sempre fatto dei diritti civili la sua bandiera, ha esultato su Twitter: "La sentenza è uno storico passo avanti verso l'uguaglianza - twitta il Presidente - L’amore è amore". E poi la nota ufficiale: "Applaudo la scelta della Corte Suprema. Cancellata legge discriminatoria che trattava coppie gay innamorate e impegnate come cittadini di serie B".

Hanno esultato anche le centinaia di persone che hanno atteso la sentenza per l'intera mattina davanti alla Corte Suprema a Washington: un boato di gioia, grida entusiaste ed applausi hanno accolto la decisione dei magistrati, tra bandiere con i colori del movimento gay e striscioni che inneggiano ai diritti civili. Ai festeggiamenti della comunità e delle associazioni per i diritti omosessuali, fa però da contraltare la severa condannna della Chiesa cattolica. L'arcivescovo di New York Timothy Dolan ha parlato senza mezzi termini di un "giorno tragico per il matrimonio e per la nostra nazione" sostenendo che "la Corte Suprema ha sbagliato" a bocciare la legge federale, come si legge nel comunicato della conferenza episcopale americana.

La sentenza sui matrimoni gay è arrivta alla vigilia di una data storica per la comunità omosessuale internazionale: il 27 giugno ricorre infatti l'anniversario dei cosiddetti moti di Stonewall del 1969, quando la Polizia di New York fece irruzione nel bar gay "Stonewall Inn", a Christopher Street, nel celeberrimo Greenwich Village. La rivolta che scoppiò quella sera rimase il simbolo della liberazione degli omosessuali nel mondo, da cui trae ispirazione anche il Gay Pride, la giornata dell'orgoglio gay.

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