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Matteo Renzi a New York con volo di stato per la finale degli Us Open 2015 Vinci-Pennetta: polemica

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Il titolo di quotidiano più bello sull'argomento, probabilmente, è stato quello de 'Il Giornale', che stamane se n'è uscito con un simpatico "volée di stato". Ovvero ridere, per non piangere, di fronte alla decisione di Matteo Renzi di volare a New York, con aereo di stato, appunto, per la finale degli Us Open 2015 tra Roberta Vinci e Flavia Pennetta.

Pur di non perdersi dal vivo la finale di Flushing Meadows, Matteo Renzi ha peraltro stravolto l'agenda, dando buca all'inaugurazione della Fiera del Levante (magari con tanto di messaggino su whats app al presidente della regione Puglia, Michele Emiliano. Proviamo ad immaginare: "Scusami Michele, ho dimenticato di avere la partita di calcio a 5 con gli amici, sarà per la prox. A presto, un bacione e salutami la Adriana Poli Bortone").

Us Open, Flavia Pennetta vince e si ritira

Insomma, il dubbio che viene su è che l'agenda del presidente del consiglio sia talmente scarna di impegni, o comunque ricca di appuntamenti di scarso rilievo, da poter essere costruita e decostruita, a mo' di sorpresa di un ovetto Kinder, al primo expoloit di uno sportivo italiano.

"E' andato a New York per autopromuoversi a spese del contribuente, utilizzando un grande momento per lo sport italiano" le parole di Maurizio Gasparri, a cui fanno eco Renato Brunetta ("si tratta di uno spot win-win) e Simone Furlan ("Renzi deve dire grazie ai contribuenti italiani per il viaggio transoceanico").

SELVAGGIA LUCARELLI- Sul caso è intervenuta anche Selvaggia Lucarelli. "Il protocollo dice che vedersela su Sky non va bene?".

Ma il punto di partenza delle critiche mosse alla divagazione newyorchese di Matteo Renzi non è sempre lucido. Matteo Salvini, ad esempio, si produce in un parallelo che c'entra quanto la presenza di Lemmy Kilmister all'Angelus del Papa.

"Flavia Pennetta e Roberta Vinci sono due ragazze pugliesi. Perché Matteo Renzi, invece di andarsene a New York, non se n'è andato a vedere le condizioni dell'agricoltura di quella terra?", le parole del leader del Carroccio.

E I DUE MARO'? - Lo sfottò-tormentone in voga sui social network a proposito di chi cerca corrispondenze tra il caso dei due marò accusati di omicidio e un qualsiasi altro episodio della vita politica, sociale o culturale del belpaese, trova facile sfogo nelle dichiarazioni da bar di Giorgia Meloni.

"Speravo che Renzi avesse la stessa prontezza nel recarsi in India per risolvere il caso di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone", le parole di Giorgia Meloni. Roba che manca poco al "E le foibe?" della Vicky di Casapound interpretata qualche anno fa da Caterina Guzzanti.

IL PD -Il Partito Democratico difende a spada tratta Renzi. Così De Vincenti: "Era doveroso stare vicino a Flavia e Roberta (chissà perché l'uso dei nomi di battesimo come se si trattasse di figli, sorelle o cognate, ma vabbè, questo è un altro discorso)". Alessia Rotta: "Siamo di fronte a polemiche inutili e penose"

"LO FECE ANCHE PERTINI" - Spulciando tra i commenti facebookiani, non manca chi giustifica Renzi. "Lo fece anche Pertini per la finale dei mondiali di calcio di Spagna '82".

Al netto dei dubbi sul fatto che l'11 luglio 1982 'il partigiano come presidente', avesse altri impegni (tipo l'inaugurazione di una storica Fiera, all'interno di una delle aree più depresse dell'Unione Europea) ci si dimentica che Sandro Pertini era un presidente della repubblica, Matteo Renzi un presidente del consiglio. Cariche e responsabilità del tutto diverse.

E non si tiene conto che, con tutto il rispetto per una finale degli Us Open, la presenza di alti membri istituzionali ad una finale di un mondiale di calcio, sport più seguito al mondo che si disputa ogni quattro anni, sia consuetudine. D'altronde, anche Angela Merkel fu presente alla finale dei mondiali del 2014 tra Argentina e Germania.

Non crediamo, invece, che un Putin, tanto per dirne uno, sia così provinciale da prendersi la briga di volare alla finale di un torneo del grande slam. Neanche se si affrontassero le russe Maria Sharapova ed Ekaterina Makarova.

Insomma, la presenza del presidente del Coni, Giovanni Malagò (magari a carico suo o del comitato olimpico nazionale, o se non è chiedere troppo), sarebbe stata più che sufficiente. Renzi invece non ci ha pensato su due volte. Volo di stato e via, verso New York, volée, smash, ace. Sperando che non abbia urlato GOAL, nel momento in cui una pallina è finita contro la rete.

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