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Matteo Renzi a Vanity Fair: "Vivo di sensi di colpa". E sfida Vendola e Bersani sui vitalizi

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Onnipresente in tv, visibilmente assente nella sua Firenze, Matteo Renzi sta sparando le ultime cartucce in vista delle primarie del centrosinistra: il primo turno si terrà domenica 25 novembre e il candidato rottamatore approfitta della campagna agli sgoccioli per le ultime apparizioni in tv e sui giornali.

Matteo Renzi nella copertina di Maurizio Crozza a Ballarò: il video

In un'intervista rilasciata al settimanale Vanity Fair, in edicola mercoledì 21 novembre, Renzi non ha perso l'occasione per proporsi come il nuovo che avanza. Così ha sfidato i rivali più accreditati, il segretario Pd Pierluigi Bersani che parte favorito e il governatore pugliese Nichi Vendola che potrebbe scompaginare i giochi, sul terreno dell'antipolitica. Strizzando l'occhio alle battaglie anticasta dei grillini, Renzi ha invitato i due candidati alle primarie a rinunciare ai privilegi: "Oggi vince chi capisce che si deve mandare a casa la vecchia classe politica, spazzare via tutto ciò che è simbolo della casta. A partire dai vitalizi. Uno che ha fatto qualunque lavoro e poi il consigliere regionale e il parlamentare prende tre pensioni: non è squallido? Io non ho vitalizi ma chi li ha, a partire da Bersani e Vendola, potrebbe rinunciare almeno al cumulo? Anche solo per rispetto di chi vive con la pensione minima". La risposta da parte di Bersani non si è fatta attendere: ospite a Otto e mezzo di Lilli Gruber, il segretario del Pd ha smontato la proposta del rottamatore sostenendo di non percepire alcuna pensione e che proprio "su proposta del Pd i vitalizi non ci sono più".

Ma l'intervista di Renzi a Vanity Fair è soprattutto l'occasione per farsi conoscere come uomo, più che come politico. Così il sindaco di Firenze si lascia andare a confessioni sulla sua vita di marito e padre, che inevitabilmente ha subito il contraccolpo dell'impegno per le primarie: "Gli ultimi tre mesi sono stati i più difficili della nostra vita insieme. Prima in casa, come la maggior parte dei nostri coetanei, ci si divideva i compiti... Ma con la campagna sono praticamente sparito. Vivo di sensi di colpa". La famiglia al primo posto per Renzi, che azzarda una visione tutta sua del ménage familiare: "Saremo un Paese davvero civile il giorno in cui il candidato sarà mia moglie, e io il suo first gentleman".

Poi c'è il ritratto del suo governo ideale: solo 10 ministri, possibilmente non tutti provenienti dalla politica, magari con Alessandro Baricco Ministro della Cultura. Il programma politico? Sulla patrimoniale non si sbilancia, ma batte il tasto della lotta all'evasione fiscale e dell'azzeramento del finanziamento pubblico ai partiti. Renzi dimostra di essere anche consapevole dei suoi limiti e di non essere amato da tutti: "So di avere addosso l’etichetta dell’arrivista, del rampante, quello con il pelo sullo stomaco. So anche che dovrei dire che non è così. Ma capisco che, quando uno a 37 anni vuole buttare tutti fuori e fare il capo, è dura pensare di lui una cosa diversa".

La campagna elettorale lo ha portato in giro per l'Italia col suo camper, gli ha procurato apprezzamenti ma anche critiche feroci. Cosa l'ha ferito di più? "Gli attacchi personali. Come quando L’Unità, un giornale che pago tre volte – come contribuente, come tesserato del Pd e come lettore che lo compra in edicola – mi ha dato del fascistoide. E poi ci sono quelle notti, quando torni a casa alle tre, vai a vedere i figli nei lettini e ti senti un coglione".

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