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Matteo Renzi ad Amici, il discorso del sindaco tra speranza e Brunelleschi

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Ampiamente preannunciata e oggetto di critiche di ogni tipo - serissime e istituzionali, ma anche goliardiche e al limite dello sberleffo - ieri sera è andata in onda la puntata di Amici con ospite Matteo Renzi. Sulle note della canzone di Pink Try e accolto da un tifo da stadio, il sindaco di Firenze so è presentato con l'ormai celeberrimo 'giubbottino alla Fonzie' e un paio di jeans, pronto a interpretare il ruolo che Maria De Filippi ha deciso per lui.

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Giusto il tempo di un saluto e poi la conduttrice ha ceduto il passo a Renzi, dicendogli con un confidenziale tu: "Ti lascio". E il primo cittadino toscano non si è fatto pregare. Spigliato e a suo agio, ha salutato tutti, facendo immediatamente "in bocca al lupo" ai ragazzi in gara (sai mai che poi se ne dimenticasse, sarebbe stato imperdonabile) e rivolgendo pollici alzati (sic) alla platea adorante. Per la serie: il già citato Fonzie e pure Papa Francesco non sono nessuno.

Comunque, Renzi ha sfruttato nel migliore dei modi possibili la (grande) opportunità concessagli dalla regina dei talent show per fare campagna elettorale e raccogliere voti in prospettiva. Perché sulla orme di due che di comunicazione se ne intendono - ovvero Beppe Grillo e Silvio Berlusconi - si è mostrata alla mano, affabile, 'normale' e interessato ai problemi delle persone comuni, parlando dei temi che stanno loro più cuore.

E con grande intelligenza mediatica, con i giovani di De Filippi il primo cittadino ha affrontato il tema della "speranza". "E' molto difficile parlarne ora", ha esordito, aggiungendo però che "da parte di un sindaco, di chi fa quella brutta parola, 'politica'" la speranza "è che voi ci diate una mano a costruire questa speranza". Infatti "non è vero che va tutto male", perché nella sfida "c'è un sentimento bello di speranza".

Renzi se l'è presa quindi con i politici che "vogliono cancellare il talento" - facendo polemica con chi l'ha criticato per la sua partecipazione ad Amici - e ha rilanciato sulla necessità che il lavoro non sia più appannaggio di chi ha i 'ganci' giusti, ribadendo che ad andare avanti deve essere chi paga "con il proprio sudore" e magari "anche battendo qualche botta". "A me è capitato di perdere, può anche essere bello perdere - be', più o meno - ma poi ritrovi la grinta per ripartire".

Insomma, un discorso accuratamente dosato tra incitamento ai giovani e auto-promozione, che il sindaco ha concluso citando una delle personalità per lui più rappresentative di Firenze, Filippo Brunelleschi: "Un personaggio strano, che tutti consideravano mezzo matto perché voleva fare una cupola come nessuno l'aveva mai costruita, riuscendoci". Un paragone con il quale Renzi è arrivato dritto al punto dell'appello conclusivo: "Aiutateci a dimostrare che credendo e insistendo nei propri sogni uno ce la può fare. Senza perdere la faccia". Insomma, come lui...


Il discorso di Matteo Renzi ad Amici

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