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Matteo Renzi alla Festa del Pd a Genova, intervistato da Mentana: "Pronto a fare il segretario"

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Platea gremita alla Festa del Pd di Genova per l'intervento di Matteo Renzi: una partecipazione e un entusiasmo ripagati da quella che probabilmente era la notizia più attesa dai supporter del sindaco di Firenze. Intervistato da Enrico Mentana, il primo cittadino toscano ha infatti dichiarato: "Io sono disponibile a guidare il partito, bisogna vedere cosa diranno gli elettori", aggiungendo, incalzato dal giornalista, "che io un pensierino ce lo stia facendo, l'hanno capito tutti". Renzi ha quindi tirato una stoccata a Guglielmo Epifani: "Sarebbe importante se prima della fine della festa, il segretario del Pd ci convocasse questo benedetto congresso, che va fatto entro il 7 novembre", ironizzando: "Io comunque mi son tenuto libero tutte le domeniche prima...".

D'Alema lancia Renzi: "Lo immagino a Palazzo Chigi, Letta non ha futuro". Il sindaco in campo il 30 agosto

In gran spolvero (e approfittando degli assist di Mentana), Renzi ha analizzato la sconfitta elettorale, non risparmiando critiche a Pierluigi Bersani e in generale al partito. "Non vincere le elezioni non è stato facile, ci siamo impegnati. Se avessimo pensato più ai giovani e meno a smacchiare il giaguaro le avremmo vinte", ha detto il sindaco, "avessimo pensato meno a smacchiare il giaguaro e a dare delle proposte, oggi al governo ci saremmo noi, senza Alfano, senza Brunetta e Schifani".

Assemblea Pd a settembre 2013. Giallo sulla data delle primarie

"Avrei perso lo stesso", ha ammesso il primo cittadino toscano parlando delle primarie e delle regole che hanno impedito la partecipazione di molti elettori, aggiungendo però che "se il Pd non avesse respinto le persone, forse poi non avrebbe perso". "Invece abbiamo dato l'idea di un partito chiuso, che aveva paura", ha detto Renzi, che a proposito dell'emorragia di votanti delle elezioni dello scorso febbraio ha dichiarato: "La gente si è rotta le scatole di noi, della nostra inconcludenza, del fatto che non siamo mai stati coerenti".

Il sindaco di Firenze ha affrontato poi le candidature (e le trombature) di Franco Marini e Romano Prodi al Quirinale, definendo la prima "non un discorso sulla persona, ma sulle convenzioni religiose che aveva" e dunque "inaccettabile" e la seconda invece il frutto di "un atteggiamento immorale e inqualificabile": "Se tu vai alla riunione di gruppo e dici siamo d'accordo e poi non lo voti, questo è un atteggiamento immorale e inqualificabile. Non si accoltella alle spalle", ha tuonato Renzi, aggiungendo: "Dobbiamo liberarci di questi atteggiamenti".

Sul tema delle correnti - rinfocolato oggi anche da Bersani - il primo cittadino toscano è stato lapidario: "Il primo che mi dice di essere renziano gli consiglierei un trattamento sanitario obbligatorio, no alla politica che si riduce ad un cognome con un suffisso, neanche tanto elegante", confermando quindi più o meno direttamente la decisione di candidarsi a segretario: "Al congresso non voglio il voto dei renziani, che sembra una brutta parola, ma di tutti gli uomini e le donne che hanno a cuore il Pd".

Parlando della situazione economica dell'Italia, Renzi è finito a criticare duramente Il Corriere della Sera: "L'economia di questo Paese è fatta di tante aziende serie, ma anche di realtà imprenditoriali di gente che con percentuali bassissime controlla, per esempio, grandi gruppi editoriali. Articoli seri sulla vicenda di Ligresti sul Corriere della Sera li ho letti soltanto nelle ultime settimane. E' così, bisogna dirle certe cose, bisogna avere il coraggio della verità", ha affermato il sindaco.

Nel lungo intervento del primo cittadino di Firenze c'è stato naturalmente spazio anche per Silvio Berlusconi. A proposito del Cavaliere Renzi ha detto: "Per anni accusato di essere fin troppo tenero nei confronti di Berlusconi", aggiungendo: "Bisogna aver rispetto per chi l'ha votato, non bisogna avere la puzza sotto il naso, non si deve giudicare chi non ci ha votato. Domandiamoci perché non siamo riusciti a convincerli". "Io non mi sono mai spostato, è Berlusconi che è stato condannato", ha continuato quindi il sindaco, che ha poi detto la sua sul garantismo: "Un garantista non considera Berlusconi colpevole al primo articolo del Fatto o di Repubblica, né dopo il primo servizio di Report. Ma se contesti una condanna passato in giudicato contesti lo stato di diritto".

Da ultimo, il primo cittadino toscano ha riconosciuto la necessità del governo Monti, affermando che "è stato un piccolo passo avanti per l'uomo, ma un grande passo avanti per l'umanità perché ha mandato via quelli di prima", negando tuttavia che potesse essere la soluzione: "I tecnici non possono decidere dove fare i tagli. Cosa si taglia in casa lo decidono mamma e babbo, non il commercialista".

"Noi non faremo la fine della Grecia. Questa è la frase più stupida del millennio", ha concluso quindi Renzi, aggiungendo di accettare scommesse: "A votare non si va" e congedandosi con una frase programmatica: "Voglio una sinistra che governi l'Italia, non che si compiaccia delle proprie sconfitte".

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