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Matteo Renzi alla Leopolda 2013, l'intervento conclusivo: "Legge elettorale? Quella dei sindaci"

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Come una rockstar: Matteo Renzi è stato accolto alla Leopolda 2013 da una folla enorme di persone, tutte in attesa di ascoltare l'intervento conclusivo del sindaco. E il candidato alla segreteria del Pd non ha tradito le aspettative, con un discorso dei suoi: ironico, immaginifico e - almeno a parole - pragmatico (anche se è una contraddizione in termini). Comunque sia, ancora una volta il primo cittadino di Firenze ha catturato la platea, andando a toccare tutti i punti caldi dell'attuale situazione politica italiana, in primis legge elettorale e giustizia.

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Sulla invocata, discussa e troppo a lungo procastinata riforma del sistema di voto, Renzi ha le idee chiare: "La legge elettorale che funziona è quella dei sindaci, dove dai a uno il compito di rappresentarti e se sbaglia va a casa". "Non ci sono inciuci. Il giorno dopo si dice ho vinto io, ma facciamo un po' per uno. E' una legge educativa", ha proseguito il candidato segretario del Partito democratico, aggiungendo, giusto nel caso che qualcuno avesse ancora dei dubbi: "Quello che governa è per cinque anni responsabile. Mai più larghe intese" e "questo non significa essere contro il governo", ma "custodi dell'alternanza".

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Poi il sindaco è partito all'attacco di Silvio Berlusconi: senza nominarlo, per non (ri)cadere nella trappola "di definirsi sulla base del nemico". Il nodo è naturalmente quello della giustizia: "E' ora di farla finita con la giustizia ad personam", ha detto infatti, chiarendo: "Dobbiamo finirla con chi in questi anni ha proposto una giustizia ad personam, ma allo stesso tempo dobbiamo dire cosa pensiamo noi al riguardo", con una stoccata ai colleghi di partito, troppo spesso impegnati a giocare contro, non per, e mancando così di soluzione alternative concrete.

Renzi quindi ha ribadito che le prossime elezioni sono alla portata della sinistra se "andiamo a recuperare gli otto milioni che hanno votato Grillo, e chi non ne può più del Pdl, andandoli a prendere con le nostre idee". Idee basate sulla semplicità, ovvero "parlare chiaro a tutti, non avere la puzza sotto il naso parlare di politica in maniera semplice".

Il primo cittadino di Firenze, infine, ha scelto di non fare accenni a un'eventuale sfida contro Marina Berlusconi - per lui l'ha fatto Paolo Gentiloni, ripescando un vecchio tormentone del calcio: "Il Pdl mette Marina? E il Pd mette a Renzi, come la Nazionale metteva a Cassano. Di Marina se ne parla da mesi, ma sui giornali. L'Italia con Berlusconi ha già dato" - ma ha anche smorzato gli entusiasmi su una vittoria troppo facile, ironizzando: "Vincere è un'espressione da non usare in generale. Occhio alla sindrome di New Zealand, che stava avanti 8-1 e ha perso 9-8".

Scaramanzia? Realismo? Per ora nessuno può dirlo. In mezzo ci sono le primarie del Pd (che lo scorso anno Renzi ha perso contro Pierluigi Bersani, giusto per ricordarlo) e poi - eventualmente - le elezioni. Contro un avversario ancora sconosciuto, o quasi. Per cui, come si dice, "testa bassa e pedalare" e giù dal carro: "La prima corrente che sparirà sarà quella dei renziani", ha detto il sindaco. Capish?

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