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Matteo Renzi contro la Rai e i conduttori-avvocati: "Sciopero umiliante, le famiglie tirano la cinghia"

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Non ha usato mezzi termini Matteo Renzi per definire lo sciopero della Rai contro i tagli del governo: "umiliante" è la parola utilizzata dal premier per commentare la protesta di Viale Mazzini contro i 150 milioni di euro di risparmi imposti nell'ambito di una più ampia spending review che riguarda molti settori pubblici.

Accolto da un caloroso applauso, durante il suo intervento al Festival dell’Economia di Trento, intervistato dal direttore del Tg La7 Enrico Mentana, Renzi ha parlato di Europa e di Italia, ha annunciato i prossimi passi del governo e ha commentato le recenti polemiche in Rai.

Renzi, lite con Floris a Ballarò sui tagli alla Rai: "Spending review anche per voi" (VIDEO)

Il taglio dei costi nella concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo è un obiettivo da cui non si torna indietro: a partire dalla vendita di Rai Way, che da sola esaurirebbe il contributo di 150milioni di euro chiesto dal governo. Per il premier i sacrifici chiesti alla Rai sono semplicemente doverosi: "Trovo incredibile questa riflessione e polemica che nasce dal sindacato interno, lascia il tempo che trova. Mi spiace solo che se la Rai avesse annunciato lo sciopero nella settimana delle elezioni prendevo il 42.8% e non il 40.8%. Vogliono farlo, lo facciano" ha dichiarato Renzi bocciando la protesta dell'Usigrai. Uno sciopero, quello previsto l'11 giugno, definito "incredibile e umiliante, quando qui tutte le famiglie, nel Paese reale tirano la cinghia".

E invece il governo si trova alle prese con "conduttori che fanno domande assumendo le parti dell'azienda": nessun nome, ma il riferimento al botta e risposta con Giovanni Floris a Ballarò è più che chiaro. Un atteggiamento "molto singolare, visto gli effetti perversi dela politica sulla Rai, per questo ho detto che non ci avrei mai messo bocca" afferma Renzi, auspicando un superamento della legge Gasparri che ha riportato la lottizzazione in Rai, ovvero "il mondo più politicizzato che si conosca". Renzi invita a discutere del servizio pubblico a partire dalla stessa funzione e dai contenuti veicolati, ma non transige sull'aspetto della razionalizzazione dei costi: "Confrontiamo i numeri e quanto costano sedi regionali (...) se ragionano di costi ci troveranno prepapati".

L'intervista con Enrico Mentana è stata anche l'occasione per lanciare il cronoprogramma del governo: "Non c’è un ricetta magica per l’Italia, è necessario uno sguardo di insieme" ha esordito Renzi. Ma sulla tabella di marcia da seguire sembra avere le idee chiare, anche se non accenna a scadenze visto il mancato rispetto delle precedenti: "Dopo l’approvazione della riforma costituzionale in prima lettura, facciamo la riforma elettorale". Poi toccherà a quella del Senato: "Una volta fatta la riforma e aver diminuito il numero dei politici, cambiamo il gruppo dirigente. E una volta che i politici iniziano a dare il buon esempio ci possiamo divertire". In seguito la riforma della pubblica amministrazione, che sarà realizzata in parte per decreto e in parte con un disegno di legge delega. Entro il primo luglio il governo vuole incardinare la riforma della Giustizia: "Partirà il processo civile telematico, perché abbiamo una giustizia che più che civile sembra barbara" ha detto Renzi.

Ma la nuova trovata del governo per dare una scossa all'economia si chiama "Sblocca Italia": da lunedì 2 giugno parte una lettera ai sindaci perché segnalino i casi di opere ferme o ancora da mettere in cantiere con il concorso dei privati, sbloccando così interventi necessari ma fermi da decenni. "Entro fine luglio - promette il premier - arriverà un provvedimento ad hoc, che io chiamo 'Sblocca Italia' perchè è questo che serve. Dobbiamo far fare alla gente quello che vuole fare, perchè il pubblico consenta di fare a chi ne ha energie e voglia". Per nulla preoccupato delle nomine dei vertici delle istituzioni europee, Renzi conferma la volontà di portare avanti l'Expo con la massima vigilanza sulle opere. E sul suo futuro spiega: "Tra dieci anni non farò più politica".

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