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Matteo Renzi in copertina su Vanity Fair: "Voglio i voti di Berlusconi. E dopo farò il conduttore tv"

  • VanityFair.it ph. Marc Hom

di Claudia Gagliardi

Superata la fase congressuale del voto dei circoli, Matteo Renzi inaugura la campagna per le primarie aperte dell'8 dicembre prossimo dalle pagine della rivista Vanity Fair, che gli dedica la cover del numero in edicola mercoledì 20 novembre. La politica, il partito, il suo futuro: una lunga intervista e un servizio fotografico firmato Marc Hom, con tanto di cover da "piacione" che lo ritrae mentre si annoda la cravatta.

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Il (probabile) futuro segretario del Partito Democratico rilancia il tema tanto caro della rottamazione. Largo ai giovani, in Italia c'è bisogno di quel ricambio generazionale di cui Renzi pare sentirsi quasi un'icona. Ma precisa: "A 38 anni sei pronto per fare tutto: solo in Italia si pensa che uno alla mia età sia ancora giovane. L’età non è un problema, anzi, spero di avere una vita anche dopo la politica". E le idee non gli mancano: "Mi piacerebbe insegnare. Oppure diventare conduttore televisivo, che so..." dichiara nell'intervista a Giovanni Di Lorenzo, direttore del settimanale tedesco Die Zeit. Che fosse a suo agio davanti alle telecamere se n'erano accorti tutti, non solo per gli esordi da concorrente de La Ruota Della Fortuna. In realtà Renzi pensa che non si debbe necessariamente vivere di politica, che un giorno si possa smettere e cercarsi un lavoro: "I politici devono sapere che non sono in missione per conto di Dio. Che sono persone normali, come tutti, e a un certo punto devono anche lasciare". Renzi, Letta, Alfano e gli altri come i Blues Brothers? Non scherziamo.

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Affrontando uno dei suoi punti deboli nei confronti dell'elettorato di sinistra, che in parte lo ha sempre percepito come un corpo estraneo all'interno del Pd, il candidato segretario rilancia i temi della sua politica definendoli tutti di sinistra: "Per me, oggi, in Italia essere di sinistra vuol dire abbassare le tasse. Per me la sinistra è l’ambiente. È un giardino per le mamme. È l’investimento in cultura, sono gli asili nido. È l’innovazione tecnologica, è la digitalizzazione, è il cambiamento". E poi c'è quella che suona come una risposta a Massimo D'Alema, che ancora il giorno della chiusura dei congressi nei circoli lo accusava di essere inadatto a dirigere un partito di centrosinistra: "Paradossalmente la sinistra, che nel mondo dovrebbe essere futuro e innovazione, da noi è passato e conservatorismo".

Nell'intervista a Vanity Fair Matteo Renzi prova a prendere le distanze dai salotti buoni della finanza, da quell'accusa di "uomo dei poteri forti" che proprio D'Alema gli ha rivolto non meno di 48 ore fa: "La forza dell’Italia non è la Fiat sono le piccole e medie aziende che competono e che riescono, nonostante i politici. Le grandi aziende italiane non sono le aziende di cui hanno parlato i giornali in questi anni". Giornali i cui consigli di amministrazione sono in mano alle banche e ai grandi gruppi finanziari, cosa che Renzi definisce "folle (...) se fai l’editore fai l’editore, se fai la banca fai la banca".

Da papabile candidato premier alle prossime elezioni, ruolo che potrebbe giocarsi con Enrico Letta, il rottamatore del Pd lancia la sua sfida all'elettorato. E non solo a quello di centrosinistra. Perchè bisogna ripartire da dove gli altri hanno fallito. Come Silvio Berlusconi, che negli ultimi vent'anni "ha sempre parlato di Imu da togliere, di tasse da abbassare, ma poi non le ha abbassate, anzi la pressione fiscale è aumentata. Ha detto: noi siamo contro lo Stato. Ma poi ha aumentato la spesa pubblica". Ha perso il Cavaliere, che non è riuscito a realizzare le sue promesse, ma ha perso anche la sinistra, che "lo ha contestato più come persona che non come politico". L'errore è stato avere nei suoi confronti "una subalternità culturale" ma allo stesso tempo "la puzza sotto il naso", quell'idea "di essere superiore, e quindi di non aver bisogno di andarsi a riprendere voto per voto, casa per casa".

La sfida di Matteo Renzi è proprio questa, andare a caccia di voti nel campo degli avversari, tra coloro che in questi anni sono rimasti profondamente delusi dalla politica, perchè se non togli voti agli altri non vincerai mai. E questo la sinistra italiana, anche alla luce dei recenti sviluppi, dovrebbe saperlo: "A me interessa anche il voto di chi ha scelto Lega o Berlusconi per una vita... Il non prendere il voto degli altri, alla fine, che cosa ha portato? Le larghe intese".

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