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Matteo Renzi: "Io premier? Non pugnalo Bersani alle spalle"

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Matteo Renzi rompe il silenzio post-elettorale nel giorno in cui viene accreditato dal Corriere della Sera di essersi proposto come premier del prossimo governo, quello che cercherà di trovare una maggioranza in un Senato ingovernabile. Il "rottamatore" del Pd dice la sua dalla newsletter del suo sito personale e va dritto al punto: continuerà a fare il sindaco di Firenze, come aveva confermato in mattinata il suo portavoce via Twitter smentendo le indiscrezioni di stampa ("La ricostruzione del Corriere della Sera su @matteorenzi, 'sono pronto a fare il premier' non è vera").

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Renzi rivendica di aver sfidato il candidato premier Pierluigi Bersani lealmente alle primarie, di averlo sostenuto in campagna elettorale e di non aver alcuna intenzione di tradirlo sostituendosi a lui: "Io ho combattuto Bersani a viso aperto quando non lo faceva nessuno, guardandolo negli occhi. Non lo pugnalo alle spalle, oggi: chiaro? Nello zoo del Pd ci sono già troppi tacchini sui tetti e troppi giaguari da smacchiare per permettersi gli sciacalli del giorno dopo". Poi ricorda come il tema dei tagli alla politica che ha fatto la fortuna di Grillo era un punto fondamentale del suo programma alle primarie, con proposte come l'abolizione dei vitalizi a quella del finanziamento pubblico ai partiti: "non abbiamo avuto la capacità di convincere. Colpa mia, l’ho detto. Adesso però non abbiamo il copyright su queste proposte".

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Inutile, secondo Renzi, rincorrere il leader del Movimento 5 Stelle con promesse e provocazioni. Piuttosto, meglio recuperare alcune delle idee anticasta che proprio Renzi aveva proposto durante la sua campagna per le primarie: "Trovo sbagliato e dannoso inseguire Beppe Grillo sul suo terreno, quello delle dichiarazioni ad effetto. Quello della frase di tutti i giorni. Tanto lui cambia idea su tutto, la storia di questi ultimi 30 anni lo dimostra. Grillo non va rincorso, va sfidato. Sulle cose di cui parla, spesso senza conoscerle". Qualche esempio? La sburocratizzazione della pubblica amministrazione, gli open data, la banda larga.

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Piuttosto, aggiunge Renzi, il Pd faccia autocritica, perchè è evidente che queste elezioni "il centrosinistra le ha perse. La vittoria numerica alla Camera non è sufficiente e lo sappiamo". Allo stesso tempo, non si può pensare di barattare poltrone con i deputati e senatori 5 Stelle che si apprestano ad entrare in Parlamento o addirittura con il Pdl. In ballo, dopo la sconfitta alle urne, c'è la stessa credibilità del partito: "Pensiamo di uscirne vivi offrendo a Grillo la Camera e a Berlusconi il Senato, secondo gli schemi che hanno già fallito in passato?".

Intanto mercoledì ci sarà la direzione del partito: nessuna resa dei conti interna, Renzi parteciperà per mettere sul tavolo le proprie idee. L'esito dovrebbe essere scontato: il sostegno alla scelta di Bersani di presentarsi al Colle e chiedere a Napolitano di affidargli l'incarico di Presidente del Consiglio, per poi presentare al Parlamento le sue proposte in "otto punti" su cui chiedere la fiducia.

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