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Matteo Renzi: "Le sentenze si rispettano, basta inseguire Berlusconi". Ai dirigenti Pd: "Non sarò foglia di fico"

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Con un discorso di circa 45 minuti, a tutto campo tra giustizia, governo, primarie e Congresso, Matteo Renzi rompe il lungo silenzio stampa proclamato 20 giorni fa, durante un'intervista al programma Bersaglio Mobile di Enrico Mentana su La7: alla festa del Pd a Castelfranco Emilia, in provincia di Modena, il sindaco di Firenze ha commentato le vicende degli ultimi giorni alla vigilia della direzione del Partito democratico che si preannuncia cruciale.

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Cita Ligabue, Matteo Renzi, Non è tempo per noi. Lancia frecciate ad Epifani sulle regole per le "primarie socchiuse", strizza l'occhio a Letta ma lo invita non andare avanti a tutti i costi, rinnova l'apppello ai delusi del Pdl e perfino del Movimento 5 Stelle, sprona il Pd a non inseguire Berlusconi e a liberarsi di quello che definisce "antiberlusconismo militante", ma soprattutto fa sapere a viso aperto ai rivali interni al partito che non ci sta ad entrare in campo solo per prendere voti, anche perchè (spiega con citazione vagamente Morettiana) con quei dirigenti i voti non li prenderebbe nemmeno lui.

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Matteo Renzi ha aperto il suo intervento alla festa di Bosco Albergati citando Ligabue: "Ventitré anni fa un giovane sconosciuto cantautore, Luciano Ligabue, inventò l'inno della mia generazione, una canzone molto bella, ma anche triste, che diceva: 'non è tempo per noi e forse non lo sarà mai' io vorrei che ci domandassimo se davvero non è tempo per noi o se questo è il nostro tempo e torniamo a lavorare per dare all'Italia un futuro". E il primo appello per riprendersi un'idea di futuro Renzi lo lancia al proprio partito, affinchè ritrovi l'orgoglio di proporsi alla guida del paese come forza dell'innovazione e del cambiamento: "Vorrei che il Pd davanti la crisi che stiamo vivendo ritrovasse il gusto di innovare e non si limitasse a rimpiangere il passato e dire 'putroppo'. Non deve aspettare il futuro ma corrergli incontro. Il Pd deve ritrovare l'orgoglio per una Italia piu' bella. La vecchia tessera non basta più". Per farlo, bisogna liberarsi dall'ossessione Berlusconi: "Adesso tocca a noi - ha dichiarato Renzi davanti alla platea Pd di Bosco Albergati - Oggi più che mai c'è bisogno di un Pd che non stia insieme solo perché di là c'è una minaccia. Alcuni dirigenti del Pd hanno detto che prima di fare il Congresso dobbiamo aspettare di vedere cosa fa Berlusconi: sono vent'anni che facciamo tutto aspettando Berlusconi, almeno il Congresso del Pd possiamo farlo senza di lui?".

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Dopo le dichiarazioni del segretario del Pd Guglielmo Epifani sulla sentenza Mediaset, anche Renzi ha commentato la condanna di Berlusconi ribadendo che "le sentenze si rispettano". Poi ha ironizzato: "Capisco Bondi, Brunetta, Schifani, Santanché che sono animati da affetto profondo per il Cavaliere che li porta a dire che la priorità è salvare Berlusconi, sull'amore non si scherza. Li rispetto anche se non condivido, ma il compito del Pd è salvare Italia e per salvarla si parte dal principio che la legge è uguale per tutti".

Nessuna anticipazione sulla sua decisione di candidarsi o meno alle primarie per la segreteria del partito, ma Renzi ha invitato Epifani a non concentarsi sulla questione delle regole e a calendarizzare una volta per tutte il Congresso: "Dico a Epifani: non passiamo il tempo a occuparci di come cambiare le regole delle primarie, parliamo dell'Italia e dei suoi problemi, o delle primarie socchiuse? - ha ironizzato Renzi - Fissiamo questa benedetta data del congresso, credo che non ci sia motivo per cambiarle, ma se vogliono le cambino. L'importante è tornare a dare speranza all'Italia".

Al premier Letta ha confermato un appoggio pieno, ma incalzandolo sui fatti ed invitando a dare una svolta in senso operativo al governo, perchè l'esecutivo non deve andare avanti se non è in grado di risolvere i problemi del Paese: "A Letta dico: vai avanti e fai quello per cui sei stato eletto per farlo, se non sei in grado, non cercare alibi fuori dal Parlamento". Il riferimento è ai tanti che lo hanno accusato di voler "logorare" l'esecutivo delle larghe intese per lucrare consensi elettorali. Anche per questo c'è stato il lungo silenzio stampa delle ultime settimane: "Ho smesso di parlare di questioni nazionali perché mi hanno accusato di voler logorare il governo, mi hanno detto che volevo che non doveva durare. Sono un italiano e spero che mio governo faccia per bene le cose per l'Italia. Perché questo accada, il governo non deve usare la voce del verbo 'durare', ma deve fare".

Alla dirigenza del Pd Renzi ha lanciato una stoccata durissima, ribadendo a gran voce un concetto già espresso nell'ultima apparizione televisiva prima del silenzio stampa, quando disse chiaramente a Mentana "io vinco se non ci sono loro". A fare da specchio per le allodole di un partito che non vuole innovarsi Renzi non ci sta, perchè se alle spalle di una candidatura come la sua resistono le oligarchie di partito, non c'è speranza di vincere: "Non è importante cosa faccio io, ma cosa facciamo noi: qualcuno mi ha detto mettiti in un angolino, poi alle elezioni ti candidiamo e prendiamo i voti. Se facciamo questo giochino i voti non li prendiamo: perché io non posso fare la foglia di fico di questo meccanismo". Ma soprattutto, ha specificato Renzi, per vincere bisogna parlare di programmi per l'Italia, come si è fatto durante le primarie, prima di tornare a parlare di "giaguari da smacchiare". E la sua candidatura alla segreteria del partito si fa sempre più probabile.

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