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Matteo Renzi, no ad amnistia e indulto: Letta e ministri contro. Il sindaco: "Non è lesa maestà al Colle"

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La campagna di Matteo Renzi per la corsa a segretario del Pd inizia col botto: è bastata la sua prima apparizione ieri a Bari, alla Fiera del Levante, per scatenargli contro un fuoco incrociato di critiche bipartisan. Il motivo? Avere detto che "affrontare oggi il tema dell'amnistia e dell'indulto è un clamoroso errore, un autogol". Il sindaco, infatti, è stato attaccato duramente da destra e da sinistra, venendo accusato di fare propaganda.

Matteo Renzi segretario Pd, inizia da Bari campagna del sindaco: "Amnistia e indulto oggi clamoroso autogol"

A dare fuoco alle polveri è stato il ministro per lo Sviluppo Flavio Zanonato, che alla manifestazione La Repubblica delle Idee, organizzata dal quotidiano a Mestre, ci è andato giù durissimo con il primo cittadino toscano, dicendo senza mezzi termini: "Renzi ragiona solo sulla pura convenienza propagandistica. Più o meno come Grillo. Si chiede 'mi conviene o no, prendo più o meno voti', fa il bilancio: 'ne perdo il 10 ne prendo il 15, 5 in più sono contro'".

Ma le accuse di 'grillismo' non sono state le uniche. Emma Bonino infatti ha stroncato l'essenza stessa di Renzi, affermando: "Se lui è il nuovo che avanza, fatemi il favore di ridarmi l'antico" e invitando quindi il sindaco a leggere "bene il messaggio di Napolitano, prima di rottamarlo", mentre il ministro dei trasporti Maurizio Lupi ha pungolato il primo cittadino di Firenze sul tormentone del Partito democratico usato dallo stesso Renzi come cavallo di battaglia e simbolo della rottamazione: "Per una volta il Pd e il futuro segretario del Pd la smettano di pensare se le cose possono essere fatte o non fatte pensando a Berlusconi, all'unico nemico che ha tenuto unito l'opposizione".

Il fuoco amico invece è stato sparato da Enrico Letta, che ieri ha detto di non essere "d'accordo con le sue parole", dal momento che "il messaggio di Napolitano chiarisce che non ci sono ambiguità" e chi ha voluto trovarle "ha sbagliato e ha avuto anche scarsa fiducia nel migliore Presidente della Repubblica che potremmo avere", e quindi dal portavoce di Pierluigi Bersani, Stefano Di Traglia, che su Twitter ha ricordato che l'aministia, "per politici corrotti, a determinate condizioni, tra cui ritiro dalla politica", "era nelle 100 proposte finali" del programma della Leopolda 2011.

Un attacco all'arma bianca, insomma, che se da un lato porta allo scoperto il lato più populista di Renzi, dall'altro mostra quanto la classe politica attuale tema il rivale e l'appeal delle sue parole. Anche se il sindaco, in questa fase delicatissima, ha preferito gettare acqua sul fuoco e a In mezz'ora ha spiegato di non avere parlato "contro il Presidente della Repubblica", ma di avere detto che "non sarebbe serio, educativo, responsabile sette anni dopo un indulto come quello del 2006 farne un altro: innanzi tutto perché non è il sistema per svuotare le carceri, poi perché non è serio". "La legalità è un valore di sinistra. Non consentiamo di dire che siccome il Parlamento non riesce a cambiare le leggi ogni tanto si aprono le porte del carcere", ha quindi concluso.

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