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Matteo Renzi nuovo leader Pd? "Rifondare partito, un anno di governo e poi voto"

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Dopo il patatrac del Pd, sancito dalla rielezione di Giorgio Napolitano al Colle e dalle dimissioni in toto della segreteria, con Pierluigi Bersani, Enrico Letta e Rosy Bindi che hanno fatto un passo indietro, Matteo Renzi getta finalmente la maschera senza patemi e si fa avanti, dicendo: "Il partito vuole vincere con una linea diversa? Io ci sono".

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In una lunga intervista a Repubblica, il sindaco di Firenze non nasconde più la propria ambizione di diventare il volto nuovo di una sinistra che ha bisogno di cambiare per rilanciarsi e lo fa proponendo la sua ricetta per il 'governissimo' che verrà, perché dal punto di vista di Renzi, è evidente che dopo "la conferma di Napolitano al Quirinale le urne sono improbabili". Dunque bando alle chiacchiere (con buona pace dei proclami contro l'inciucio) e via all'operatività, con un punto di partenza imprescindibile: "Mettiamoci la faccia e diciamo noi quello che va fatto. Può guidarlo anche uno d'area di centrosinistra, un tecnico o un politico".

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Parole che aprono a un suo impegno più diretto, anche come leader, già nelle prossime ore. "Non so come, non so quando ma io ci sono", ha detto il sindaco, aggiungendo tuttavia che "il capo del governo lo sceglie il presidente della Repubblica con le convergenze che si realizzeranno" e dunque "il problema non si pone". Ciò non toglie, però, che Renzi abbia le idee molto chiare su come deve essere l'esecutivo che verrà: "Nei primi 100 giorni di governo si semplifichi la normativa sul lavoro, si proceda con gli sconti fiscali per i neo assunti", sono le sue priorità, alle quali va aggiunto il problema urgente e gravissimo dei "450 mila nuovi disoccupati". Dopodiché, per il primo cittadino toscano vanno assolutamente rivista la legge elettorale e la modalità di elezione del Presidente della Repubblica, che per lui (come per altri) dovrebbe essere diretta. Tuttavia, per quanto riguarda quest'ultima, ammette, "non so se quest'anno ce la faremo".

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La riflessione di Renzi si sposta poi sul suo partito. "Il Pd ha avuto una strategia perdente in quasi tutto. Ha inseguito le formule e i tatticismi, regalando la leadership della discussione una volta a Grillo, una volta Berlusconi", è la sua analisi al vetriolo, con l'invito a una rifondazione "con un riformismo che scalda i cuori, con un'anima". E sul chi, il sindaco non si nasconde: "Cambiamo il partito per cambiare l'Italia e io ci sono". Un rinnovamento che per il primo cittadino di Firenze passa anche dal web: "Non si può essere terrorizzati da un tweet. Al primo cinguettio c'è qualcuno che se la fa addosso. Io voglio che i democratici diano la linea al web e non viceversa".

Un progetto ambizioso, che Renzi intende portare avanti assolutamente senza aperture a Beppe Grillo, come proposto da qualcuno negli ultimi giorni: "Quello è il massimo del centralismo antidemocratico. Dice delle castronerie incredibili, sfidiamolo. Se facciamo le cose, sconfiggeremo anche i grillini". Il sindaco invece è possibilista su Fabrizio Barca, anche per calcolo, probabilmente, dato che al momento il ministro per la Coesione Territoriale è indicato come il 'vero' volto nuovo del Pd e, soprattutto, della sinistra: "Non ho capito qual è il suo progetto. Ci vedremo. Io voglio un partito che coinvolga le speranze ideali. Un partito concreto. Su questo anche Barca ben venga", sono le parole di Renzi, che invece sembra chiudere a Nichi Vendola: "Lui è fuori. Apra il cantiere a sinistra. Una formazione alla mia sinistra non mi fa paura". Ma il "sembra" è doveroso, Renzi infatti conclude: "Gli ho detto: teniamoci in contatto. Mi ha risposto dicendomi che stava per spedirmi lo stesso messaggi".

Partirà dunque da questi volti la ricostruzione della sinistra italiana? Difficile fare pronostici, in queste ore, anche se è chiaro che un protagonista sta già reclamando il ruolo di primattore. Il suo nome è Matteo Renzi.

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