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Matteo Renzi sfida Grillo all'Assemblea Pd: "Beppe firma qui: stop ai rimborsi se voti le riforme, o il buffone sei tu"

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di Claudia Gagliardi

Sale sul palco dell'Assemblea Pd accompagnato dalle note dei Negrita, mette il suo marchio sul partito e lancia la sfida a Beppe Grillo: nel suo discorso d'investitura Matteo Renzi svela la "sorpresina" annunciata per il leader del Movimento 5 Stelle, consolida l'asse con Enrico Letta e disegna il futuro dei Democratici. Oltre un'ora sul palco della Fiera di Milano per l'Assemblea che ha proclamato formalmente Matteo Renzi segretario del Pd a una settimana dalle primarie in cui ha stravinto sugli avversari Gianni Cuperlo (oggi eletto a larga maggioranza Presidente del partito) e Pippo Civati.

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Il passaggio più atteso, quello del guanto di sfida lanciato a Grillo, Renzi lo lascia per ultimo: come anticipato dai retroscenisti nelle ultime ore (quegli stessi che il neosegretario vorrebbe metaforicamente "uccidere", così dice dal palco) è un compromesso che riguarda i costi della politica e l'urgenza delle riforme istituzionali. "Grillo con i suoi hashtag mi chiede di rinunciare ai 40 milioni del 2014 del finanziamento pubblico ai partiti. Io accetto, ma rilancio dicendo: il Pd rinuncerà da subito ai rimborsi del prossimo anno, se in cambio firmi un patto con noi. Scendi dal tetto della Camera e vieni in Parlamento a votare: nuova legge elettorale, la trasformazione del Senato in Camera delle Regioni e abolizione delle Province. Se non ci stai sei un chiacchierone e l'espressione buffone vale per te".

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Abolizione del bicameralismo perfetto ed eliminazione dei rimborsi per i consiglieri regionali, con l'indennità per ogni consigliere che non superi quella del sindaco della città capoluogo: è questa la ricetta di Renzi per ridurre i costi della politica, un'operazione da un miliardo di euro che non risolverà il problema del paese, "ma serve da buon esempio", dice il segretario acclamato dall'assemblea di Milano. "Alla prossima legislatura noi non eleggiamo più 315 senatori, il Senato non deve più avere una funzione elettiva".

Il neosegretario lancia anche la sua agenda per il governo: avanti fino al 2015, ma con le idee del Partito democratico a fare da traino ad "un patto alla tedesca" su un nuovo programma. Al primo posto il nodo del lavoro con un job act che favorisca l'inserimento dei giovani, preveda un "sussidio universale anche per chi non ha la garanzia della cassa integrazione" e ripensi il sistema della formazione. Poi la revisione della Bossi-Fini con un riconoscimento dello Ius Soli per i figli degli immigrati che vivono in Italia, cultura e scuola non solo da difendere, ma da rilanciare con investimenti per la crescita. Nel nuovo patto di governo devono entrare anche i diritti civili: "Io sono fra quelli più prudenti, ma il tema delle unioni di fatto lo metteremo nel patto di coalizione, che piaccia a Giovanardi o no: noi siamo il Pd e su questo abbiamo preso un impegno", ha detto il neosegretario.

Dalla capitale economica d'Italia Renzi ribadisce l'importanza di appartenere all'UE, un messaggio contro tutti i populismi anti-euro: "L'Europa non è il nostro salvatore, ma senza l'Italia l'Ue non va da nessuna parte e in questo tutti noi dobbiamo aiutare Enrico nel semestre europeo. La Merkel è diventata un'alibi per tutti ma mettere a posto i conti è un gesto di dignità per i nostri figli, non si fa per la signora Merkel". E proprio in vista del semestre europeo mette in guardia il partito: "Se alle prossime europee si va con risultati di governo balbettanti la responsabilità non ce l'avranno né Grillo né Berlusconi, la responsabilità cadrà tutta in testa al Pd" ha dichiarato Matteo Renzi, annunciando oltre ad "un'agenda per il prossimo anno" di governo "una visione per i prossimi 15 anni in Italia".

Se i lavori dell'Assemblea sono partiti sulle note dell'Inno di Mameli, il discorso di Renzi è stato introdotto e salutato su quelle dei Negrita che nel loro brano La tua canzone invitano a restare ribelli: "Si è ribelli se si rifiuta la cultura della superficialità, se si rinuncia alla logica declinista, se si ha il coraggio di parlare quando si dovrebbe tacere. Si è ribelli se ciascuno di noi prova a cambiare la quotidianità".

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