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Matteo Renzi sul governo Letta: "Accordo col Pdl non durerà". Poi arriva la smentita

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Matteo Renzi entra a gamba tesa nelle polemiche sulla tenuta del governo Letta nel giorno più difficile per l'esecutivo, tra le polemiche sul caso Kazakistan e quelle per le dichiarazioni del vicepresidente del Senato Calderoli sul ministro Kyenge. Il sindaco di Firenze, reduce da un viaggio in Germania in cui ha incontrato la cancelliera Merkel (anche questo non senza polemiche, visto che il segretario Pd Epifani ha dichiarato di non saperne nulla), ha tagliato corto sul governo delle larghe intese: "Io non credo che questo accordo col Pdl possa andare avanti molto: voglio bene a Letta, ma tutti i giorni deve parlare con Brunetta e Schifani - ha dichiarato alla festa del Pd di Carpi, in provincia di Modena - Detto questo, se fa bene io sono l’uomo più felice del mondo, anzitutto come cittadino italiano".

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Una posizione, tutto sommato, non nuova per Renzi ("Mi accusavano di cercare i voti del centrodestra, adesso ci siamo al governo insieme" si è lamentato più volte in questi mesi), lui che ha sempre espresso sotegno a Letta avanzando però perplessità sulla capacità di un esecutivo retto da una maggoranza anomala di portare a termine un progetto ambizioso come quello presentato alle Camere nel discorso di insediamento. Adesso Renzi sembra gettare un'ombra sulla tenuta del governo e lo fa proprio quando per il premier si presentano diversi nodi da sciogliere, senza contare che le misure sull'economia e le tasse continuano a dividere i due poli della maggioranza. Dichiarazioni che però hanno creato un piccolo giallo, visto che pochi minuti dopo la portavoce di Renzi ha smentito le frasi battute dalle agenzie di stampa sostenendo che non sono mai state pronunciate.

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Anche per Renzi è inevitabile che il discorso sul governo risulti legato a doppio filo alle vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi, che ancora conndizionano tanto i lavori parlamentari quanto le prospettive di governo: "Quello che accadrà il 30 luglio lo vedremo - ha dichiarato Renzi in merito all'udienza sul processo Mediaset in Cassazione - in un Paese civile le sentenze non si commentano, si rispettano. Dopodiché tutti noi sappiamo che la questione è politica: ma Berlusconi andava mandato a casa con le elezioni dopo il malgoverno, gli abbiamo permesso di tornare in campo con la serata di Santoro e con i nostri errori sulla comunicazione. In politica tutto è comunicazione, poi se non hai niente da dire la comunicazione è farlocca, ma noi abbiamo molti argomenti ed è fondamentale raccontarli bene". Sul caso che sta animando il dibattito politico degli ultimi giorni invece, Renzi ha preferito commentare con una battuta ironica: "Ho visto che Brunetta e Santanché mi hanno tirato in causa sulla vicenda Ablyazov, sembra che la dissidente l’abbia rapita io".

Alla convention democratica Renzi ha parlato anche della leadership del Pd: il partito è ormai in piena fase pre-congressuale e il dibattito sulle regole e sulla separazione tra segreteria e premiership ha ancora una volta il rottamatore come protagonista. Sulla sua candidatura alla guida del partito però il sindaco di Firenze non scioglie le riserve, tornando sulla questione delle regole per l'indizione delle primarie: "Deciderò a settembre se candidarmi al Congresso - ha dichiarato - Troverei sbagliato cambiare le regole in corsa, le regole ci sono già, sono quelle che hanno portato all’elezione di Bersani. E farei votare come si è sempre fatto i sedicenni, respingerli sarebbe un brutto segnale". Ad ogni modo si tratterà di una competizione nuova e diversa rispetto al duello dello scorso ottobre che ha visto vincente Bersani, oggi dimissionario dopo il flop alle elezioni politiche: "Questa comunque non è la rivincita della volta scorsa, io quelle primarie le ho perse. Se correremo per la segreteria lo faremo ragionando concretamente per quello che serve per l’Italia".

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