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Maurizio Crozza a diMartedì, prima imitazione di Mattarella: "In confronto Napolitano sembra Fabri Fibra"

"Questi di Forza Italia ci cascano sempre": comincia così il Matteo Renzi di Maurizio Crozza, nell'ultima copertina per il talk show di La 7 diMartedì. Qui, il finto Renzi esordisce con una telefonata con il forzista Verdini, in cui lo assicura su patti che non manterrà (collegamento alle elezioni per il Colle), e poi scherza con il ministro Maria Elena Boschi, presente in studio: "Non dare confidenza a Floris, trattalo come se fosse Civati: ignoralo".

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"Il presidente è passato alla quarta e la repubblica è tornata alla prima", scherza ancora il Renzi crozziano nel programma condotto da Giovanni Floris, il cui spazio si chiude con una sorta di ammonimento: "Cari italiani: se sono riuscito a fottere uno come Berlusconi, a voi, che siete gente semplice, avete idea di come posso ridurvi?". Quindi Crozza torna se stesso, e si butta a testa bassa sul partito di provenienza storica del capo dello Stato, la Democrazia Cristiana, chiedendosi: "Perché la letteratura non ha mai pensato a una saga sui democristiani?!", che tra l'altro "sono come i rotoloni 'Regina', non finiscono mai". Risalendo al 1992 l'ultima volta di un premier e un presidente della Repubblica entrambi democristiani, il comico genovese parla di "un salto in avanti, di ventitré anni fa. Come se domani la Apple presentasse il Televideo". Comunque il nuovo inquilino del Colle è straordinario perché i democristiani li reincarna tutti: "lui c'era sempre. Era già con lo scudo crociato, quando lo scudo ce l'avevano i crociati quelli veri". Poi è una persona tanto sobria, "che in confronto Napolitano sembra Fabri Fibra".

E arriva quindi la prima imitazione "ufficiale" di Sergio Mattarella, il presidente della Repubblica eletto sabato, di cui neanche i figli avevano mai sentito la voce: "Io ho sorriso solo una volta, nel '45 quando è finita la guerra. Lo giuro". Un uomo poco visto, il Mattarella di Crozza: "Da piccolo a scuola ero così poco notato, chei compagni mi appendevano i cappotti addosso". Quindi un pensiero presidenziale, ironico, a "colui che col mio insediamento può finalmente abbandonare il suo gravoso compito e concedersi un meritato riposo: Enrico Mentana."

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