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Menardi lascia. Fli a rischio al Senato

L'addio era nell'aria. Dopo giorni di aperta critica a Gianfranco Fini e Italo Bocchino, Giuseppe Menardi lascia il gruppo di Fli al Senato. Lo strappo dopo il voto sulla fiducia al decreto milleproroghe, passato all'esame della Camera con 158 sì, 136 no e 4 astenuti. Le indicazioni del capogruppo Pasquale Viespoli di votare contro non sono state seguite da Menardi, che ha scelto di astenersi dichiarando il suo dissenso in Aula.

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"Non condivido l'idea di un'alleanza di tutti contro Berlusconi, che ci esclude dal campo del centrodestra", aveva detto Menardi in un'intervista al TG3 e ieri alle parole sono seguiti i fatti, con l'annuncio ufficiale del senatore: "La mia esperienza all'interno di Futuro e libertà al Senato è finita".

Una scelta che, di fatto, mette in discussione la sopravvivenza del gruppo stesso. Con l'uscita di Menardi, infatti, la rappresentanza dei finiani scende a nove, mentre il numero minimo di senatori necessari per costituire un gruppo a Palazzo Madama è dieci. Ma non sono i numeri a preoccupare il deputato Fli Fabio Granata, che ne fa invece una questione di ideologia: "sono i leader, le idee e la passione disinteressata a radicare i movimenti politici, non il numero dei parlamentari", e liquida Menardi senza troppi rimpianti:"abbiamo già pagato un prezzo troppo alto a chi stava con noi per frenarci. Ora basta".

Della stessa opinione anche il vicepresidente di Fli, Italo Bocchino: "Fli non si sorprende o amareggia più di tanto rispetto alle prime defezioni dalle sue file, dopo la scia di polemiche creata dalle nomine ai vertici decise da Fini. Il senatore Menardi lascia Fli e nei prossimi giorni altri potrebbero seguire le sue orme, ma sono problemi che prima o poi dovevamo affrontare".

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La reazione dei componenti di Fli lascia pensare che i futuristi siano disposti a perdere più di un pezzo per garantire al proprio interno unità di intenti e di azione, come spiega ancora lo stesso Granata: "il progetto di Futuro e Libertà è affidato alla passione dei militanti e alla nostra determinazione. Mi auguro che nessuno abbandoni il movimento ma sono anche consapevole che Sinistra e libertà è al 9% senza avere gruppi parlamentari".

Foto: giuseppemenardi.it

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