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Michele Santoro a Berlusconi: "A Servizio pubblico non sarà resa dei conti"

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Michele Santoro si sta preparando all'ipotesi che Silvio Berlusconi sia ospite di Servizio pubblico: un'eventualità che nessuno avrebbe preso in considerazione fino a qualche settimana fa e che pure sembra farsi ogni giorno più concreta (si parla di una possibile ospitata il 10 gennaio). Così, in una settimana connotata dell'invasione mediatica del Cavaliere, Michele Santoro decide di aprire la sua puntata prenatalizia rivolgendosi proprio a lui, Berlusconi, invitandolo nel suo studio per scrivere un'importante pagina di televisione. Senza rinunciare a dire la sua sul conflitto di interessi e sull'atteggiamento di alcuni colleghi, a partire dall'amico Enrico Mentana.

Servizio pubblico, la copertina di Michele Santoro: il video

Il giornalista entra in studio sulle note di "A che ora è la fine del mondo" di Ligabue, per dire al Cavaliere l'esatto contrario: la sua ospitata a Servizio pubblico non sarà la fine del mondo. "Caro Berlusconi - esordisce Santoro - intorno a noi c'è grande confusione siamo a Natale, ma sembra Pasqua, lei è risorto e accetta di venire a Servizio pubblico. Mi permetta di dire che questo solo annuncio è già una conferma del fatto che quel famoso editto bulgaro fu un errore tragico, che stiamo ancora pagando tutti". Il giornalista si riferisce alla dichiarazione dell'allora premier Berlusconi che il 18 aprile 2002, in occasione di una visita ufficiale a Sofia, accusò Enzo Biagi, Daniele Luttazzi e lo stesso Santoro di fare un "uso criminoso della televisione pubblica". I protagonisti del diktat berlusconiano furono allontanati dalla Rai, per poi tornarvi (salvo Luttazzi) solo molti anni dopo: fu la rappresentazione plastica del conflitto di interessi berlusconiano e forse la più evidente e brutale aggressione di sempre al pluralismo del servizio pubblico radiotelevisivo.

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Santoro ci tiene a precisare che non è in cerca di una rivincita su Berlusconi: il suo scopo è fare una trasmissione su cui nessuno possa avavnzare sospetti di favoritismi, a dispetto di ciò che è andato in onda negli ultimi giorni. "Per quanti spazi uno possa avere, lei dimostra sempre che c'è bisogno di un altro spazio nel quale ci siano delle persone che non possono essere sospettate di connivenza e siano considerate persone che non ragionano per conto terzi" spiega Santoro. Poi l'invito a Servizio pubblico: "Voglio rassicurarla: se accetta di venire da noi non avremo un duello finale, una resa dei conti, non avremo nessuna vendetta e sarà una trasmissione tv con un leader politico di fronte a dei giornalisti". Quella che dovrebbe essere la normalità.

Poi Santoro commenta gli attacchi del Cavaliere a La7: le sue critiche alla faziosità della rete sono inaccettabili per un paese normale, perchè in una democrazia vera un leader "non minaccia nemmeno lontanamente la libertà di espressione di un editore", tanto più uno che di mestiere fa anche l'editore, come il Cavaliere, e che non può "denigrare un concorrente". Ma Santoro ne ha anche per Enrico Mentana, definito "amico e stimatissimo collega", ma destinatario di una stoccata fortissima che evidenzia l'inadeguatezza dell'ennesimo distinguo del direttore del Tg La7: "Non si può dire che 'nella nostra rete ci sono Lerner e Santoro di cui si sa come la pensano, ma ci sono anche persone come me'". Santoro chiede spiegazioni al collega e ci va giù pesante, insinuando che Mentana mostri una facciata super partes che non corrisponde a verità: "Ma che vuol dire persone come me? Che non la pensano in nessun modo? Oppure se la pensano in un modo, la pensano di nascosto e lo dicono soltanto alle persone che riescono a mantenere il segreto sulle loro opinioni?".

La replica del direttore Mentana non si è fatta attendere: "So come è fatto Michele Santoro, e già mi sono misurato direttamente con lui più di un anno fa sul tema del "diversamente libero" - scrive Mentana su Facebook, per poi riprendere il lungo messaggio che gli scrisse all'epoca della polemica per il suo mancato approdo a La7, che si chiude così - Non voto; ho pagato con la disoccupazione vera e senza sponde il dissenso con l'azienda in cui lavoravo. Siamo diversi, certo (...) Eppure credo che la nostra libertà sia la stessa, identica anche a quella del cittadino che sceglie da chi farsi informare e come. Per questo mi sono battuto in tutti i modi perché tu venissi a La7."

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Poi Santoro lancia l'affondo sul monologo-show di Berlusconi a Domenica Live, con un ritratto impietoso della conduttrice Barbara D'Urso: "E' uno scandalo enorme vederla in una rete di sua proprietà dove in un'ora e mezza le domande che le vengono rivolte riguardano 'la pancia del paese', la 'gente stufa delle tasse', 'il mio sarto o il mio macellaio che non ce la fanno ad andare avanti' (...) ma anche cose terribili tipo 'lei si è fidanzato recentemente' e la domanda delle cento pistole su cosa farà a Natale". A Servizio pubblico sarebbe tutta un'altra musica, ma il giornalista rassicura il Cavaliere ancora una volta: "Se verrà non sarà la fine del mondo, né per lei né per Servizio Pubblico. E come direbbe Bruno Vespa facendo appello al suo massimo della sua creatività: domani sarà comunque un altro giorno".

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