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Afghanistan, i talebani dietro la morte di Massimo Ranzani

Massimo Ranzani è la 37esima vittima della missione di pace degli italiani in Afghanistan. Il tenente del quinto reggimento alpini aveva 37 anni, originario di Ferrara, ed è morto a seguito dell'esplosione di un ordigno improvvisato, mentre tornava alla base, dopo aver portato assistenza medica alla popolazione locale.

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Il veicolo sui cui viaggiava, un Lince della Task Force Center, è stato colpito dall'esplosione di uno 'Ied': improvised explosive device. Ordigni improvvisati, nascosti per strada, e l'attentato è stato rivendicato dai talebani che hanno lanciato un comunicato: 'Una mina terrestre collocata da un mujaheddin nell’area di Company del distretto di Adar Sang ha sventrato un automezzo in pattugliamento dell’Isaf'.

Il Ministro Ignazio La Russa ha portato il suo cordoglio: 'Ancora una volta i nostri ragazzi pagano un tributo altissimo di sangue al loro impegno per liberare l’Afghanistan e consegnarlo alle legittime autorità. Pagano un prezzo tremendo alla volontà della comunità internazionale di contrastare con ogni mezzo il terrorismo per consentire alle nostre nazioni di essere più serene e tranquille'.

La salma di Massimo rientrerà domani con la solita cerimonia vista altre volte per altri militari caduti. L'unica consolazione che resta sono le parole dell'alpino, che credeva realmente nella missione che stava portando a termine. Tempo fa ad alcuni amici aveva confidato: 'Non voglio sposarmi, perché facendo questo lavoro non vorrei complicare la vita alla mia famiglia. La mia vita è la carriera militare, se mi sposassi mi sentirei troppo legato alla famiglia. È il mio lavoro, la mia passione. Voglio andarci'.

 (foto © LaPresse)

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