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Ministri governo Bersani: Cecchi Paone, Rodotà e Tinagli nel toto-nomine

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Pierluigi Bersani sta studiando una formazione di governo che possa riuscire nell'ardua impresa di ottenere la fiducia delle Camere. Il segretario ha intenzione di proporsi come premier e chiedere al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di conferirgli l'incarico di governo: spera di riuscirci mettendo su un gruppo di ministri di altissimo profilo, figure estranee ai partiti, in sostanza "impossibili da non votare" per la loro competenza professionale e la loro autorevolezza. Nomi che siano in grado di mettere in serie difficoltà i parlamentari del Movimento 5 Stelle, come avvenuto con le elezioni di Laura Boldrini alla presidenza della Camera e Pietro Grasso a quella del Senato.

Pietro Grasso presidente del Senato 2013

Laura Boldrini presidente della Camera 2013

Dopo aver incassato gli scranni di Montecitorio e Palazzo Madama, Bersani punta a replicare il "metodo Boldrini e Grasso" anche nella formazione della squadra di governo. Lo ha spiegato in un'intervista pubblicata da Youdem, la webtv del Partito democratico: "Questo è il metodo, più o meno bisogna aspettarsi cose così. Tenendo conto di tante variabili, di tante esigenze". E le variabili riguardano soprattutto il voto dei neoeletti grillini: il Movimento si è spaccato dopo l'elezione di Pietro Grasso alla Presidenza del Senato, cui hanno contribuito alcuni "franchi tiratori" grillini che hanno suscitato l'ira di Grillo e l'ennesimo dibattito sulla democrazia interna al Movimento.

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Bersani starebbe pensando di proporre anche per il governo personalità di spicco, "outsider" della politica, nell'ottica di una discontinuità con la vecchia supremazia dei partiti, così da ottenere un voto di coscienza da una parte dei 5 Stelle. I nomi in circolazione sono i più diversi, tutti ancora rigorosamente non ufficiali. Secondo il Corriere della Sera, il segretario Pd starebbe pensando a "molte donne" da coinvolgere nell'esecutivo: "nel totoministre entrano Maria Chiara Carrozza, rettore del Sant’Anna di Pisa e la filosofa Michela Marzano, Paola Muti del Regina Elena". Tra le figure più "tecniche" del team di Bersani potrebbero rientrare anche il professor Stefano Rodotà (che molti commentatori auspicano come candidato al Quirinale), Gianpaolo Galli, Salvatore Settis e il ministro uscente Fabrizio Barca. E per aprire anche alle forze di centro, Bersani potrebbe scegliere Irene Tinagli, l'economista eletta in parlamento con Scelta Civica ma apprezzata anche dal centrosinistra.

Tra i nomi che più faranno discutere, circola aquello di Alessandro Cecchi Paone: professore e divulgatore scientifico prestato alla tv, assurto all'onore delle cronache negli ultimi anni più per le uscite bizzarre sui settimanali di gossip che per la sua professione, sarebbe uno dei candidati di Bersani alla poltrona di un eventuale Ministero dei Diritti civili, in nome delle sue battaglie per i diritti degli omosessuali. Un volto noto ma anche controverso, che difficilmente potrebbe ottenere il consenso dei grillini. E soprattutto un nome che ha subito scatenato l'ilarità in rete. Su tutti, il commento di Andrea Scanzi, giornalista del Fatto quotidiano, su Twitter: "Nel "governo impossibile da non votare" ci sarebbe Cecchi Paone Ministro. Bella idea, Bersani. Io contatterei anche Limiti e Floradora".

Tra le ipotesi più concrete, spuntano anche i nomi di Mauro Ferrari, campione delle nanotecnologie applicate alla medicina per il Ministero della Sanità, Emanuele Fiano agli Interni (ma il segretario potrebbe anche tentare la carta del fedelissimo Francesco Boccia) e l'ex segretario Cgil Gugliemo Epifani al Lavoro. Per la Giustizia sarebbe in pole position Andrea Orlando, o in alternativa alla guida del gruppo alla Camera. Sul toto-nomi ovviamente non ci sono ancora certezze. Bersani non si pronuncia nel merito. D'altronde ogni mossa va studiata con attenzione, visto che già l'elezione di due personalità autorevoli come Boldrini e Grasso alla presidenza di Camera e Senato potrebbero rappresentare un piccolo autogol per il centrosinistra: "Ho buttato due ministri" ha dichiarato con un sorriso il leader del Pd nell'intervista di ieri a Sky Tg24.

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