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Minzolini: "Craxi, uno statista spedito alla ghigliottina"

A dieci anni dalla scomparsa del leader socialista Bettino Craxi il direttore del Tg1 Augusto Minzolini, attraverso un editoriale andato in onda ieri alle 20.00, ha sferrato un duro attacco a Tangentopoli e ha definito Craxi un capro espiatorio e un grande statista al quale non serve riabilitazione. L'editoriale ha scatenato un putiferio. Il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro ha annunciato di voler querelare il direttore del Tg1 per le affermazioni fatte.

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Nel suo editoriale Minzolini ha detto: 'Una democrazia costosa, permise per cinquant'anni al nostro Paese di restare nel mondo libero: da un lato i partiti che governarono la prima repubblica con i loro pregi e difetti, dall'altro il più grande partito comunista occidentale, con i suoi rapporti con l'Urss. Con la caduta del muro di Berlino, per il solito paradosso italiano, i vincitori, quelli che erano sempre stati dalla parte giusta, invece di ricevere una medaglia furono messi alla sbarra. Basti pensare che il reato portante di Tangentopoli, cioè il finanziamento illecito ai partiti, era stato oggetto di un'amnistia soltanto due anni prima: un colpo di spugna che preservò alcuni e dannò altri. La verità è che a un problema politico fu data una soluzione giudiziaria. E l'unico che ebbe il coraggio di porre in questi termini la questione, cioè Craxi, fu spedito alla ghigliottina. Per questo Craxi non volle mai vestire i panni dell'imputato'.

Il direttore del tg1 ha poi proseguito affermando: 'E' di quegli anni il vulnus che alterò i rapporti fra politica e magistratura. Un vulnus che per quasi un ventennio ha fatto cadere governi per inchieste che spesso non hanno portato da nessuna parte e che ha lanciato nell'agone politico i magistrati che ne erano stati protagonisti, che già per questo avrebbero dovuto dimostrare di non essere di parte. Ecco perché non ha bisogno di nessuna riabilitazione l'uomo, che accettando coraggiosamente da socialista e riformista gli euromissili, contribuì, insieme a Reagan e a papa Woityla, a mettere in crisi l'Urss, che disse di no agli americani nella crisi di Sigonella e affrontò i referendum sulla scala mobile. Il destino di Craxi, la sua carriera fatta di luci e ombre, è comune a molti dei grandi personaggi di quel periodo complesso. Addirittura Helmut Kohl riunì le due Germanie e poi finì sotto processo. Ma per la storia Craxi va già ricordato oggi come uno statista'.

Non si è fatta attendere la reazione di Di Pietro che ha detto: 'Querelerò Minzolini e lo denuncerò alla Camera, perché chi è pagato con il canone non può permettersi di raccontare parzialità. Minzolini non può paragonare un corrotto al Papa. Bettino Craxi è stato più volte condannato per corruzione con sentenza passata in giudicato. I soldi non finirono al partito, ma in conti propri. Ha anche ricevuto miliardi sul conto All Iberian da un imprenditore televisivo che si chiama Silvio'.

In un'intervista al Tg1 Massimo D'Alema ha così commentato: 'Io sono contrario alle polemiche: in realtà bisognerebbe discutere con maggior distacco di Craxi, che è stato una figura importante della politica italiana. Craxi ormai fa parte della storia del Paese e credo che questo ci aiuterebbe a vederne le qualità accanto a quelli che, a mio giudizio, furono i suoi errori'.

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