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Monti al meeting di Cl: "Vicina la fine della crisi"

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Un caloroso applauso e un tentativo di contestazione subito messo a tacere dagli uomini della sicurezza: l'intervento di Mario Monti al meeting di Comunione e Liberazione, a Rimini, è stato accolto positivamente dai partecipanti e il premier non ha mancato di toccare i punti più sentiti dalla platea e, in generale, dai giovani di tutta Italia.

Monti contestato da tre giovani in mutande: il video

Il finale è stato scoppiettante, con tre esponenti di un gruppo di protesta chiamato 'L'alieno', due donne e un uomo, che si sono presentati in mutande, reggendo un grande telo giallo a forma anch'esso di mutande e scandendo lo slogan: "Fate l'amore, non fate lo spread. Siamo rimasti in mutande e cresceremo in mutande". Bloccati immediatamente dalla sicurezza di Cl, sono stati allontanati dalla sala senza che neppure i giornalisti potessero avvicinarsi a loro.

Un fuori programma che non ha tolto nulla al clima disteso in cui si è svolto l'incontro con il professore: "E' un onore parlare" e avere la possibilità di aprire "il meeting come l'anno scorso fece il presidente Napolitano", ha esordito Monti, che poi ha preso subito il toro per le corna parlando di crisi, affermando a proposito della sua fine che "è un momento che per certi versi vedo avvicinarsi".

Una realtà prossima resa possibile, secondo il Presidente del Consiglio, dalla capacità da parte del Paese di esercitare "un soft power, non quell'hard power delle imprese militari, ma uno soft, che fa leva sulle tradizionali caratteristiche degli italiani" e dal "miracolo" di unità messo in atto da"forze politiche che negli ultimi anni avevano dedicato una grande quantità di attenzione al combattersi reciprocamente".

Due segnali di "speranza" ai quali fare riferimento per non lasciarsi abbattere dalle inevitabili difficoltà di un necessario e doloroso processo di risanamento: "Mai abbiamo pensato che le riforme fatte con intensità in questi mesi, lavoro, pensioni, spending review, liberalizzazioni, facessero partire immediatamente la crescita. Quello che invece speravamo è che l'insieme di queste riforme desse luogo ad una riduzione dei tassi di interesse più rapidamente di come sta avvenendo" ha detto Monti, parlando di "semi per rendere la società italiana più normale, più guardabile in faccia e più ispiratrice di fiducia".

Il premier è quindi tornato sulla questione della "generazione perduta", dicendo: "Non so se pentirmi, ma credo di non aver fatto altro che constatare con crudezza la realtà che è davanti agli occhi di tutti" e aggiungendo che "è evidente lo sperpero di un'intera generazione di giovani, che oggi giovani non lo sono più tanto, qualcuno ha superato i 40 anni, che pagano le conseguenze gravissime della scarsa lungimiranza di chi in passato non ha onorato il dovere di impegnarsi per i giovani. E non parlo di nessun governo in particolare".

Monti ha quindi ribadito l'impegno del governo per rinnovare il sistema scuola e università e per facilitare l'imprenditoria giovanile e ha voluto anche sottolineare che il ministro Severino "sta molto facendo per rendere la giustizia meglio funzionante, fattore di spinta per l'Italia e non di pesantezza anti competitiva".

Un messaggio di positività riecheggiato anche dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che ha inviato al meeting di Rimini una nota in cui ribadisce "la necessità di dare fiducia allo spirito di iniziativa, alle competenze e all'impegno dei giovani", bocciato invece da Antonio Di Pietro, che in un post sulla propria pagina Facebook ha parlato di "professori delle chiacchiere", affermando che "ancora una volta Monti racconta agli italiani una realtà che non c'è" e invitando il premier a smettere "di suonare il piffero" e di risparmiarsi "la propaganda".

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