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Monti candidato Ppe, Hollande: "Per Berlusconi non ci sono possibilità"

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Il professore ci sta pensando. Dopo il coup de théâtre del suo arrivo a sorpresa al vertice del Ppe a Bruxelles sembra sempre più possibile una candidatura di Mario Monti alle prossime elezioni politiche. Certo, ufficialmente il premier non si sbilancia e rinvia qualsiasi decisione - e, soprattutto, qualsiasi dichiarazione - a dopo le dimissioni effettive, tuttavia una parola qui, un'allusione là, ogni giorno appare più probabile che Monti non abbandonerà la politica attiva, anzi.

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Del resto, l'endorsement al professore da parte del Partito Popolare Europeo è stato unanime e questa notte un nuovo 'invito' a ritornare al timone dell'Italia è arrivato da Francois Hollande: "Per Berlusconi non ci sono prospettive concrete", ha detto il presidente francese, aggiungendo che con il cavaliere "quello che è vero un giorno non lo è più il giorno dopo", tirando un'altra stoccata al leader del Pdl. A quanto pare poi - ma qui si tratta di 'voci' riportare in forma anonima da chi era presente al vertice - il premier olandese e Angela Merkel avrebbero rotto gli indugi e chiesto apertamente a Monti di candidarsi.

Raggiunta immediatamente dai giornalisti, la Cancelliera tedesca ha smentito, spiegando di avere sì visto il professore ("è stato importante", il suo commento a proposito), ma dicendo anche di non poter "entrare nella politica italiana e su chi possa candidarsi, prima che questo accada". Tuttavia, neppure Angela Merkel è riuscita a esimersi dall'esprimere ancora una volta la sua grande stima per la legislatura guidata da Monti e, per converso, la bocciatura senza appello per quella di Berlusconi: "Ciò che è stato confermato da tutti è che questo governo, che ha avuto un grande appoggio di tutti i partiti che erano in parlamento, ha fatto molto ed ha avuto un ruolo importante per la fiducia e la credibilità dell'Italia, soprattutto sui mercati finanziari".

Il diretto interessato invece tace. O, almeno, parla molto poco. Il professore, infatti, ieri ha detto di essersi presentato al vertice del Ppe "su gentile invito del presidente Martens", che gli ha chiesto di partecipare per illustrare "la situazione politica italiana" (e qui, ecco un dichiarato 'sgarbo' a Berlusconi, che in quanto leader del Pdl avrebbe dovuto lui avere quel compito), poi ha glissato su tutte le domande relative una sua possibile candidatura affermando che "qualunque sia il prossimo Governo, si collocherà nel solco di una partecipazione convinta nell'Ue e in un impegno sempre maggiore nell'integrazione". Quindi ha concluso: "La mia visione dell'Italia è diversa".

Mario Monti candidato premier dall'Europa e da Berlusconi

E proprio su questa frase sibillina, oggi, si appunta l'attenzione degli analisti di mezzo mondo, per i quali l'affermazione di Monti suona come una promessa: se ci sarò io, alla guida dell'Italia, le cose saranno differenti da com'erano con Berlusconi e da come potrebbero andare con Bersani. Una prospettiva che - manco a dirlo - ai leader dell'Europa non solo piace, ma proprio rassicura in termini di stabilità economica e politica. Allora ecco le dichiarazioni di stima, ecco l'endorsement compatto del Ppe: con Monti candidato (e poi vincente in elezioni democratiche), la UE raggiungerebbe un'unità di intenti e vedute mai avuta prima, una solidità a livello mondiale che cambierebbe tutti gli equilibri. Davvero si lascerà scappare l'opportunità?

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