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Monti-Pd, intesa possibile? Ipotesi staffetta con Bersani

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Su che cosa succederà dopo l'approvazione della legge di stabilità e di bilancio e le dimissioni formali di Mario Monti si discute ormai da giorni, ma in queste ultime ore una nuova ipotesi sta prendendo forma e agitando il panorama politico pre-elezioni: il professore, infatti, starebbe valutando la possibilità di restare (tornare) in campo in un ruolo attivo, intavolando una trattativa con il Pd.

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"Di questo parlerò con il presidente Napolitano, ascolterò i suoi consigli", ha dichiarato ieri il premier facendo riferimento all'incontro di oggi al Quirinale, ma certo è che dopo la ridda di ipotesi su una sua candidatura alla guida di una coalizione di centrodestra, l'ipotesi del professore 'alleato' della sinistra cambia decisamente le carte in tavola. Vero è che se anche il progetto di una lista Monti "non è ancora tramontato", come dicono fonti interne a Palazzo Chigi, dall'altro "il problema è che il presidente non ha deciso e che se decidesse ci sarebbe poco tempo per raccogliere le firme".

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Poi c'è la questione Pdl. Dopo il balletto dell'ultima settimana, culminato con l'offerta di Silvio Berlusconi al premier di guidare una grande coalizione di moderati al suo posto e il no tra lo sdegnato e il seccato di Monti, il cavaliere ha di nuovo cambiato le carte in tavole e ieri, in un'intervista al Tg5, ha in pratica detto agli elettori del centrodestra che lui ci ha provato, ma che la sua offerta non è stata accolta e dunque si aprono (per l'ennesima volta) nuovi scenari. Con in più il 'messaggio' fatto recapitare da Berlusconi a Monti da Gianni Letta di restare "neutrale". Dunque, l'ipotesi di una collaborazione tra il professore e il Pdl si fa sempre più remota, anche se voci di palazzo raccontanto di 'emissari' che starebbero riannodando i fili di un rapporto tra Angelino Alfano e il professore.

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In una situazione simile, allora, l'idea di un asse con il Pd diventa meno improbabile, anche alla luce del fatto che Monti riconosce in Pierluigi Bersani l'autorevolezza della premiership stabilita da quel grande esempio di democrazia che sono state le primarie. "È un candidato già in pista, pienamente legittimato. Tocca a lui introdurre l'argomento", ha detto in merito il professore, non curandosi in definitiva delle critiche arrivategli da alcuni esponenti del Pd, anche di primo piano come D'Alema, che in un'intervista al Corriere ha definito "moralmente discutibile" una sua candidatura.

Certo rimangono da chiarire i modi. Per alcuni il professore potrebbe rivestire un ruolo di primo piano in un eventuale governo Bersani - magari come ministro dell'Economia - ma per altri, e qui l'ipotesi si fa più 'delicata', Monti potrebbe attuare una staffetta con il segretario del Pd. Ovvero: traghettare l'Italia al di fuori della crisi ancora per tutto il 2013, portando a termine le riforme e il lavoro iniziato nel 2012, e quindi 'passando il testimone' a Bersani. E proprio di questa suggestione, pare, oggi il professore parlerà con Napolitano. Sulla sua attuabilità ovviamente c'è una grande incognita, ma nella situazione attuale, chi piò dire come andrà a finire?

Da parte sua Bersani ha già anticipato la sua posizione: "Da mesi ho espresso l'opinione che Monti possa essere più utile in una posizione di terzietà: è un'opinione poi Monti sceglierà cosa fare", aggiungendo: "Io e gli altri non abbiamo nessuna preoccupazione, siamo tranquilli: aspettiamo che ci siano decisioni" e concludendo: "Ci sentiamo spesso... più di quanto immaginiate...tra di noi c'è una grande amicizia".

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