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Motivazioni sentenza Ruby: "Rapporti sessuali tra Berlusconi e la minorenne marocchina"

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Sono state rese note, dopo sei mesi, le motivazioni della sentenza di condanna emessa nei confronti dell’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nell’ambito del “processo Ruby”. Secondo quanto scritto dai magistrati milanesi, vi sarebbero diversi elementi di prova a sostegno della tesi della colpevolezza del Cavaliere, giudicato l’artefice del cosiddetto bunga bunga in quanto “regista delle esibizioni sessuali delle giovani donne all’interno della residenza di Arcore.

Accuse a Berlusconi

Ad aggravare non poco il già problematico quadro per il leader del Popolo della Libertà (ora Forza Italia) e del centrodestra al governo fino a 2 anni fa, il rapporto di estrema confidenza, fino alla soglia degli atti sessuali, con l’allora diciassettenne Karima El Marhoug, a favore della quale il politico milanese si attivò nell’ormai famosa notte del 27 Maggio del 2010, quando fu necessario un intervento “dall’alto” per impedire che la ragazza immagine marocchina fosse trattenuta in questura.

Ruby “rubacuori”, come si legge tra le pagine delle motivazioni depositate dai giudici del Tribunale di Milano, “risultava stabilmente inserita nel sistema prostituivo di Arcore, ove si compivano atti sessuali plurimi per soddisfare i desideri dell’imputato, dietro lauta ricompensa di entità variabile sotto forma di“gioielli, denaro, autovetture ed altre utilità, compreso il pagamento dei canoni d’affitto degli appartamenti in via Olgettina e posti di lavoro all’interno dell’azienda Mediaset” da parte dell’illustre e facoltoso padrone di casa.

Pesanti le circostanze che emergono dal testo della sentenza, inizialmente reso inaccessibile (per espressa volontà del presidente della Quarta Sezione Penale dello stesso Tribunale, Giulia Turri) ai sensi dell’articolo 116 del codice di procedura penale ai cronisti della stampa, recatisi al Palazzo di Giustizia del capoluogo lombardo pochi giorni fa per prendere visione ed estratte copia degli importanti atti giudiziari appena licenziati dalle autorità competenti.

La condanna a sette anni di reclusione per i reati di concussione e prostituzione minorile è una delle grane più pesanti per il futuro, politico ma non solo, del tycoon milanese, sul quale pende peraltro richiesta di decadenza dalla carica di senatore della Repubblica in seguito alla sentenza definitiva del processo Mediaset, con pena di 4 anni per evasione fiscale e l’interdizione dai pubblici uffici. In caso di estromissione dal Parlamento, ogni eventuale disavventura giudiziaria potrebbe d’ora in poi, almeno in teoria, aprire a Silvio Berlusconi le porte del carcere.

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