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Movimento 5 Stelle, Casaleggio querela La7 per Servizio pubblico

  • beppegrillo.it

Una volta Michele Santoro era il solo conduttore a battersi perchè la Rai mandasse in onda Beppe Grillo e Annozero era l'unico contenitore televisivo a dar voce al leader del Movimento 5 Stelle. Oggi il comico genovese imperversa ovunque, seppur in absentia, visto che non mette piede in uno studio tv da oltre vent'anni, ma non accetta critiche da nessuno, nemmeno da Santoro. Così, senza distinguersi troppo dai partiti tradizionali, anche il Movimento 5 Stelle, nella persona del co-fondatore Gianroberto Casaleggio, ha annunciato querele per difendersi da informazioni considerate non veritiere.

Il reportage di Giulia Innocenzi a Servizio pubblico: guarda il video

A scatenare la reazione del guru della comunicazione è stato un reportage trasmesso durante l'ultima puntata di Servizio pubblico, il programma di Michele Santoro sbarcato da poco più di un mese su La7. Oggetto della contestazione è un servizio dell'inviata Giulia Innocenzi, che ha raccontato le cosiddette "parlamentarie" del Movimento 5 Stelle, le votazioni on line per scegliere i futuri candidati al Parlamento, raccogliendo anche voci critiche sull'operazione di selezione. Dopo qualche giorno, Casaleggio ha annunciato dal blog di Grillo, mezzo di comunicazione ufficiale del Movimento, l'intenzione di avviare un'azione legale contro La7.

Maurizio Crozza racconta il Movimento 5 Stelle: guarda il video

Nel bersaglio di Casaleggio non c'è tanto Santoro, quanto il direttore de La7 Paolo Ruffini, come spiega lo stesso manager nel messaggio lasciato sul blog e intitolato Le falsità televisive: "In un’intervista trasmessa da Servizio Pubblico la scorsa settimana, Ivano Mazzacurati ha affermato che Casaleggio prenderà i soldi destinati ai gruppi parlamentari del MoVimento 5 Stelle. La notizia è falsa ed offensiva. Ho dato disposizioni ai miei legali per querelare Ivano Mazzacurati e il direttore di rete de La 7". Un servizio che i leader 5 Stelle non hanno gradito, soprattutto per alcune testimonianze che insinuavano dubbi sulla trasparenza della gestione delle risorse destinate al Movimento.

Era stata la stessa Giulia Innocenzi, nelle ore immediatamente sucessive alla messa in onda del servizio, a lamentare attacchi offensivi provenienti dal web: "Secondo me bisognerebbe riflettere sulla violenza che gira sulla rete e quanto questa vada presa sul serio. Ad esempio un tweet del genere voi come lo giudichereste? 'Un giorno andrò ospite da Santoro e sparero a quella t**** di Giulia Innocenzi'". Il motivo di tanto astio era proprio il suo servizio sulle parlamentarie, durante il quale l'inviata ha provato a porre delle domande sulla trasparenza del Movimento 5 Stelle direttamente a Grillo e Casaleggio, riuscendo però a parlare solo con il giardiniere del primo e il portiere del secondo.

Casaleggio ha preferito rivolgersi agli avvocati, tirando in ballo l'emittente e il suo direttore, piuttosto che Michele Santoro, il quale pure gode di massima autonomia editoriale sui contenuti del programma. Paolo Ruffini dovrà rispondere delle dichiarazioni di tale Mazzacurati sulla deestinazione dei fondi parlamentari che saranno assegnati ai gruppi parlamentari 5 Stelle una volta che questi saranno in Parlamento. Un tema su cui più volte è stata sollevata qualche perplessità, visto che Grillo e Casaleggio hanno espressamente chiesto ai candidati alle primarie di accettare una sorta di "delega" sulla gestione delle risorse pubbliche per abilitare la propria candidatura.

Il messaggio in questione è stato anticipato dal quotidiano Pubblico, diretto da Luca Telese, un testo che spiega come sarà effettivamente Grillo a gestire i fondi destinati ai gruppi parlamentari: "Il Regolamento della Camera dei Deputati e del Senato prevede che a ciascun gruppo parlamentare vengano assegnati dall’Ufficio di Presidenza contributi da destinarsi agli scopi istituzionali riferiti all’attività parlamentare, nonché alle 'funzioni di studio, editoria e comunicazione ad essa ricollegabili'". Poi, si aggiunge, "la costituzione di due 'gruppi di comunicazione', uno per la Camera e uno per il Senato, sarà definita da Beppe Grillo in termini di organizzazione, strumenti e di scelta dei membri". Difficile dunque contraddire la frase incriminata contenuta nel reportage di Servizio pubblico, ovvero "I soldi dei gruppi li gestiranno Grillo e Casaleggio".

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