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Napolitano autorizza il "lodo Alfano", polemiche

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha oggi autorizzato la presentazione alle Camere del disegno di legge in materia di processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato (lodo Schifani bis o lodo Alfano). A quanto si apprende, punto di riferimento per la decisione del Capo dello Stato è stata la sentenza n. 24 del 2004 con cui la Corte costituzionale dichiarò l'illegittimità costituzionale dell'art. 1 della legge n. 140 del 20 giugno 2003 che prevedeva la sospensione dei processi che investissero le alte cariche dello Stato. A un primo esame - quale compete al Capo dello Stato in questa fase - il disegno di legge approvato il 27 giugno dal Consiglio dei ministri è risultato corrispondere ai rilievi formulati in quella sentenza. Commenta la news

Napolitano aveva inviato ieri una lettera al Consiglio Superiore della Magistratura, che aveva bocciato la norma salva-processi, in cui sottoloneava che "al CSM non spetta in alcun modo un vaglio di costituzionalità" sul "lodo Alfano".

Al messaggio di Napolitano aveva risposto, tra gli altri, Paolo Flores d'Arcais, direttore di "Micromega", tra gli organizzatori della manifestazione dell'8 luglio prossimo a Roma, in una intervista a "Il Riformista". "Al Csm spetta di dare un parere sulle leggi. È una delle sue incombenze". D'Arcais si è mostrato molto critico verso la lettera del presidente della Repubblica all'organo di autogoverno della magistratura, che ha definito "una vergogna". E ha mosso critiche a Veltroni, ricordando di averlo invitato a partecipare alla manifestazione dell'8 luglio: "Rispondere che lui non scende in campo coi 'soliti notì, riferendosi a me e agli altri organizzatori è una miserabile volgarità". (...) "Anch'io, come Di Pietro - ha afferma tra l'altro - sono accusato da 15 anni di essere un giustizialista solo perchè sono un rigoroso garantista che vuole garanzie e severità uguali per tutti, dal primo dei potenti all'ultimo degli emarginati. Mi sembra - conclude d'Arcais- l'unica posizione coerentemente di sinistra".

Segue, a ruota, l'odierno messaggio di Di Pietro: "Signor Presidente del Consiglio che non c'è. Ancora una volta lei fa l'incallito furbacchione. Lei utilizza lo strumento del decreto-legge per farsi ancora una volta i cavoli suoi". "È vero che l'articolo 77 della Costituzione ammette che in casi straordinari di necessità e urgenza il Governo può adottare, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, ma certamente i nostri padri costituenti non pensavano mai che tra i casi straordinari di necessità e urgenza vi dovesse essere anche quello di un Presidente del Consiglio in carica che, per paura di una condanna penale per corruzione in atti giudiziari, si emanasse, da sè medesimo, con il suo consiglio di amministrazione una legge per sospendere il suo processo", accusa il leader di Idv. E incalza: "Dica la verità, signor Presidente del Consiglio che non c'è, lo sapeva e lo sa pure lei che una furbata del genere non si può fare. Per questo ha usato un altro trucchetto. Non ha inserito nel testo originario (il decreto-legge da sottoporre al vaglio preventivo del Presidente) la norma che sospende processi in corso, ma l'ha fatta introdurre da qualche suo dipendente successivamente in Parlamento come emendamento. Bravo furbacchione! Così ha raggirato, sì, ha proprio raggirato anche il Capo dello Stato a cui spettava il primario compito del vaglio costituzionale a norma del quinto comma dell'articolo 87 della Costituzione".

Molto più pacati i toni del Partito Democratico, ma simili conclusioni. Il ministro della Giustizia del governo ombra, Lanfranco Tenaglia, ha infatti incontrato la giunta dell'Associazione nazionale magistrati, guidata dal presidente Luca Palamara. "Dall'incontro -si legge in una nota del Pd- è emersa una generale condivisione su un giudizio negativo sulle norme attualmente in discussione sulla giustizia, in particolare sull'emendamento blocca-processi, inserito nel pacchetto sicurezza".

Per chi volesse sentire il parere del diretto interessato, Silvio Berlusconi sarà intervistato dal direttore di Matrix, Mentana, nella trasmissione di giovedì serà, per l'occasione probabilmente spostata dalla seconda alla prima serata. Tema dell'intervista "le intercettazioni, il blocca processi, il lodo bis, lo scontro sulla giustizia, insomma tutti i temi caldi della politica, ma anche un bilancio dei primi 50 giorni di governo". Lo ha annunciato Chicco Mentana, che ha avuto il sì del presidente del consiglio. "Sarà un'esame per l'intervistato - ha detto il direttore di Matrix- ma anche per me".

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