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Napolitano contro la Lega e preoccupato per il governo

  • LaPresse

E alla fine, il Capo dello Stato scende in campo in prima persona. Nel susseguirsi di avvenimenti che in questi giorni stanno trascinando il paese sull'orlo del precipizio - politico, economico, ma anche, e soprattutto, di credibilità - il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è uscito allo scoperto e ha fatto sentire la sua voce.

Il primo richiamo all'ordine è per la Lega e per Bossi, che da Venezia ha rilanciato il tema della secessione: "agitare ancora oggi la bandiera della secessione vuol dirsi porre fuori dalla storia, dalla concreta realtà e da quell'indispensabile impegno comune per far fronte alla crisi finanziaria". Un intervento che non ammette repliche e che - di fatto - boccia senza appello l'obiettivo al quale da anni tende tutta la politica del Senatur. Uno stop sul quale i vertici della Lega farebbero bene a meditare, anche nell'ottica di un cambiamento al vertice che sembra ormai inevitabile.

Preoccupato dal giudizio espresso dall'agenzia di rating Standard & Poor's, ma ancora di più dalla perdità di credibilità dell'Italia all'estero - ritenuta incapace di affrontare la crisi economica in corso per la palese debolezza del governo - Napolitano ha infatti avviato una serie di pre-consultazioni con Casini, Bersani, Maroni, Cicchitto e Gasparri, per capire come muoversi se la situazione dovesse precipitare.

E se i capigruppo del Pdl hanno minimizzato la sonora sconfitta incassata dalla maggioranza su un provvedimento presentato dal ministro Prestigiacomo, ripetendo a oltranza come un mantra 'va tutto bene, il governo tiene', Bersani e Casini hanno invece colto la palla al balzo e alla domanda del Capo dello Stato se sarebbero disposti a farsi coinvolgere in un governo di emergenza hanno subito riposto di sì, dichiarandosi pronti a "servire il Paese" qualora ci fosse una "novità politica". Ovvero, qualora Silvio Berlusconi facesse un passo indietro. Una scelta auspicata, a quanto pare, dallo stesso Napolitano, almeno a sentire la dichiarazione sibillina rilasciata da Casini ai giornalisti subito dopo il colloquio con il Presidente della Repubblica: "(Napolitano) non ha la possibilità di fare quello che tutti noi vorremmo e forse in privato vorrebbe anche lui".

E mentre il cerchio si stringe in maniera sempre più evidente intorno a Berlusconi - che domani deve affrontare il 'voto della verità' sull'arresto di Marco Milanese - anche un vecchio 'nemico' si fa di nuovo sotto, e senza mezzi termini. Interrogato sulla situazione attuale, Gianfranco Fini ha infatti commentato il declassamento di S&P affermando che "è la riprova che la nostra situazione economica, a livello internazionale è da allarme rosso. E' grave che nella maggioranza non ci sia la consapevolezza che il nostro governo non è la soluzione del problema, ma parte del problema". Affondando il colpo sulla richiesta da parte dell'opposizione di un passo indietro da parte di Silvio Berlusconi: "lodevole iniziativa, ampiamente condivisa da parte mia".

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