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Napolitano sulla condanna di Berlusconi: "Prendere atto della sentenza, mai ricevuta richiesta di grazia"

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Dopo una lunga giornata d'attesa, in serata Giorgio Napolitano ha diffuso l'annunciata nota sul caso Berlusconi e la richiesta di "agibilità politica" dopo la condanna in Cassazione a 4 anni di carcere e all'interdizione dai pubblici uffici da 1 a 3 anni nel processo Mediaset. Il Pdl aveva interpellato il Capo dello Stato ipotizzando un atto di clemenza che possa permettere a Berlusconi di restare sulla scena politica: una settimana dopo è arrivata la posizione ufficiale del Presidente sulla questione.

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Nella lunga nota diffusa dal Quirinale, in sostanza Napolitano invita invita Berlusconi a prendere atto della sentenza e ribadisce il concetto quasi pleonastico che "le sentenze si rispettano". A pochi giorni da Ferragosto, dopo le polemiche animate dal Pdl per una condanna che di fatto rende incandidabile Berlusconi e ne impone la decadenza da Senatore (previo voto della Giunta per le Elezioni del Senato e di un successivo passaggio in Aula), Napolitano fa il punto della situazione: "Di qualsiasi sentenza definitiva, e del conseguente obbligo di applicarla, non può che prendersi atto. Ciò vale dunque nel caso oggi al centro dell’attenzione pubblica come in ogni altro". Ad ogni modo, ribadisce Napolitano, Berlusconi non rischia di andare in galera: "Va innanzi tutto ribadito che la normativa vigente esclude che Silvio Berlusconi debba espiare in carcere la pena detentiva irrogatagli e sancisce precise alternative, che possono essere modulate tenendo conto delle esigenze del caso concreto".

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Non chiude la porta ad una richiesta di grazia per Berlusconi, ma Napolitano ricorda che esiste una procedura ben precisa, che solo i soggetti previsti dalla legge possono avanzare domanda di grazia e che di fronte a tale istanza va espletata un'istruttoria. E sulle presunte richieste di salvacondotti da parte dei capigruppo Pdl, Napolitano spiega: "Nessuna domanda mi è stata indirizzata cui dovessi dare risposta. Negli ultimi anni, nel considerare, accogliere o lasciar cadere sollecitazioni per provvedimenti di grazia, si è sempre ritenuta essenziale la presentazione di una domanda. Ad ogni domanda in tal senso, tocca al Presidente della Repubblica far corrispondere un esame obbiettivo e rigoroso per verificare se emergano valutazioni e sussistano condizioni che senza toccare la sostanza e la legittimità della sentenza passata in giudicato, possono motivare un eventuale atto di clemenza individuale che incida sull’esecuzione della pena principale".

La nota di Napolitano non manca di sottolineare il difficile periodo politico che vive il nostro Paese, un monito che suona ancora una volta come un invito a proseguire sulla strada delle larghe intese. Il Presidente definisce infatti "preminente per tutti (...) la considerazione della prospettiva di cui l’Italia ha bisogno. Una prospettiva di serenità e di coesione, per poter affrontare problemi di fondo dello Stato e della società, compresi quelli di riforma della giustizia da tempo all’ordine del giorno". Per quanto riguarda la leadership di Berlusconi, spetta solo a lui decidere se continuare a svolgere il suo ruolo alla guida del partito.

La nota di Napolitano si conclude con un richiamo alla responsabilità, per evitare una crisi politica che farebbe ripiombare il Paese nell'incertezza, proprio mentre gli indicatori economici mostrano invece timidi segnali di stabilità. Napolitano ricorda come le ipotesi di scioglimento delle Camere, paventate dopo la minaccia di dimissioni in blocco di parlamentari e ministri Pdl in segno di solidarietà a Berlusconi, siano da ritenersi "arbitrarie e impraticabili". Il governo vada avanti, dunque, "sulla via di un deciso rilancio dell’economia e dell’occupazione", ma anche occupandosi "delle riforme istituzionali e della rapida (nei suoi aspetti più urgenti) revisione della legge elettorale". La conclusione di Napolitano è un monito affinchè, nonostante il clima politico difficile, l'esecutivo Letta resti in piedi e raggiunga i suoi obiettivi: "Fatale sarebbe invece una crisi del governo faticosamente formatosi da poco più di 100 giorni; il ricadere del paese nell’instabilità e nell’incertezza ci impedirebbe di cogliere e consolidare le possibilità di ripresa economica finalmente delineatesi, peraltro in un contesto nazionale ed europeo tuttora critico e complesso".

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