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Nicole Minetti condannata dalla Corte dei Conti: acquisti all'Ikea come spese di rappresentanza

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di Simone Rausi

A chi non è mai capitato di entrare all’ Ikea con un budget e di uscirne con una spesa molto superiore? Nicole Minetti, ad esempio, ha comprato giusto un paio di cosette e ora si ritrova a dover pagare 13 mila euro. Questo infatti il salatissimo “conto” che le ha servito la Corte dei Conti di Milano come pena per l’ennesimo guaio giudiziario. Stavolta l’accusa – come riporta il Corriere – è quella di aver fatto passare come spese legate al suo mandato di Consigliera Regionale anche gli acquisti nella nota catena di mobili. E non solo.

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La Minetti avrebbe acquistato alcune copie del libro “Mignottocrazia”, avrebbe fatto acquisti all’Ikea e avrebbe anche speso parecchio per organizzare la sua festa di compleanno. Tutte spese che l’ex igienista dentale avrebbe fatto passare come necessarie per il suo mandato di Consigliera. Ad essere condannata, insieme a lei, anche Paolo Valentini Puccitelli, capogruppo dell’epoca al Pdl, reo di aver avallato le note spese senza verificarle. Per lui, adesso, c’è l’obbligo di sborsare 6513 euro.

Ma scopriamole insieme le matte spese di Nicole. Tra le note troviamo 832.80 euro spesi in un famoso hotel di Milano nel giorno del suo 26esimo compleanno, i 129.41 euro sborsati, nel Maggio del 2010, ad Ikea e i 16 euro utilizzati per acquistare il libro di Paolo Guzzanti di cui sopra. Se non vi tornano i conti sappiate che a questo subtotale dovete aggiungere anche i soldi utilizzati per pagare taxi, bar e ristoranti. Tutte queste spese, secondo i giudici contabili, non possono essere considerate di “rappresentanza” e non rispondono in alcun modo a quei criteri di decoro, sobrietà ed economicità che le note spese di un Consigliere richiedono.

I magistrati hanno voluto sottolineare come le spese pazze in Regione Lombardia fossero una prassi ben diffusa anche prima dell’elezione della Minetti che è avvenuta nel 2010 nel listino bloccato di Formigoni. L’ex igienista dentale, ricorderete, divenne uno dei 64 consiglieri lombardi accusati di peculato nell’inchiesta sui rimborsi pazzi da milioni di euro.

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