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Nicole Minetti firma le dimissioni? Albertini: "Farà film con Tinto Brass"

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Un paio di settimane fa, a 'Domenica Live', al conduttore Alessio Vinci Nicole Minetti aveva detto: "Dimissioni? Se me le chiede Alfano...". E invece il segretario del Pdl non si è dovuto scomodare: a far fare un passo indietro alla consigliera lombarda è 'bastata' la domanda del capogruppo al Pirellone, Paolo Valentini. Certo, è tutto da confermare e considerato il balletto del prima sì, poi no e poi ancora forse andato in scena in questi mesi, che Minetti lasci il proprio posto non è affatto scontato.

Nicole Minetti sfila per Parah: "Non mi dimetto"

Comunque, per restare a quanto hanno battuto ieri in serata le diverse agenzie di stampa, la consigliera ed ex igienista dentale del premier, oltre che modella, sarebbe disposta a firmare la lettera di dimissioni in bianco sottoscritta da tutti i suoi colleghi in Regione, meno tre: Angelo Giammario, Gianluca Rinaldin e Paola Camillo, più Stefano Maullu, che ha fatto 'marcia indietro' dicendo che al massimo spetta a Roberto Formigoni lasciare.

La decisione di Nicole Minetti arriva (forse) dopo la richiesta di lunedì del governatore alla sua giunta di dimettersi, per ottenerne lo scioglimento il prossimo 25 ottobre, dopo la seduta per la riforma della legge elettorale. Ma che le cose vadano davvero così è tutto da vedersi. Il Pdl infatti non è compatto e benché il Celeste affermi di 'avere in tasca' 29 firme, le 'certe' sono solo 8: tra queste ci sarà anche quella di Minetti?

Nicole Minetti e il vitalizio: le proteste e l'ironia del web

Non si sa. Almeno per ora. Ieri la consigliera non ha partecipato alla riunione dei suoi colleghi con Formigoni, ma Valentini ha detto di averla sentita per telefono e di aver ricevuto garanzie sul fatto che anche lei presenterà la lettera di dimissioni in bianco firmata. Comunque vada, anche nel marasma che ha travolto la Regione Lombardia e il suo governatore, Nicole Minetti ancora una volta riesce ad avere la scena tutta per sè.

Questa mattina ad Agorà, infatti, l'ex sindaco di Milano, Gabriele Albertini, intervenendo sulle (probabili? certe?) dimissioni della consigliera ha detto: "Adesso la chiama Tinto Brass", suscitando le proteste di Meli - "Maschilista" - ma trovando l'appoggio di Mughini: "E' artisticamente pertinente". L'idea di Albertini che Minetti debba darsi a un certo tipo di cinema comunque non è nuova. Già un paio di giorni fa a La Zanzara l'ex sindaco aveva detto: "Io devo chiamarla collega, ma la vedrei bene in un film di Tinto Brass, uno molto soft. Ecco, in un film di Brass la vedrei volentieri". Rincarando quindi la dose: "Forse in un incontro privato la Minetti potrebbe convincere Alfano a non dare le dimissioni. È una tentatrice, la Minetti".

E a dare contro alla consigliera, pure Pippo Baudo, che dall'alto della sua lunga esperienza televisiva ha tuonato: "Una ragazza del genere sappiamo perché è arrivata dov'è ora e con quale raccomandazione. Non è stata praticamente votata da nessuno per essere lì, ma si crede autorizzata a fare tutto ciò che vuole: si spoglia, sfila...", concludendo: "E' il nuovo modello di offesa alla donna".

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